Bonifica di siti contaminati e sanzioni penali

Bonifica di siti contaminati e sanzioni penali
Gianfranco Amendola

Chiunque si sia occupato di normativa sui rifiuti sa perfettamente che la parte più confusa
ed inapplicabile riguarda il settore della bonifica di siti contaminati. Né si può pensare che si tratti di semplice inadeguatezza del legislatore. Basta mettere a confronto questa normativa così come formulata inizialmente nel decreto 22/1997 (cd. decreto Ronchi) con quella contenuta nell’attuale testo unico ambientale per capire che non può essere un disguido di un governo malaccorto: si voleva depotenziare e sterilizzare ogni possibilità di intervento serio nel settore. E l’intento è stato conseguito. La nozione stessa di bonifica, definita dall’art. 7, comma 1, lett. n, D. Lgs n. 22/1997 come << ogni intervento di
rimozione della fonte inquinante e di quanto dalla stessa contaminato fino al
raggiungimento dei valori limite conformi all’utilizzo previsto dell’area>> è diventato
<<l’insieme degli interventi atti ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o a ridurre le concentrazioni delle stesse presenti nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle concentrazioni soglia di rischio>> (art. 240, comma 1, lett. p); dove, con ogni evidenza la riduzione dell’inquinamento viene posta non come conseguenza ma come alternativa rispetto alla rimozione della fonte inquinante. Così come desta perplessità l’attuale definizione di
messa in sicurezza operativa: <<l’insieme degli interventi eseguiti in un sito con attività in
esercizio atti a garantire un adeguato livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa di ulteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da realizzarsi alla cessazione dell’attività¼.>>, in quanto sembra ritenere sufficiente la messa in sicurezza operativa rinviando la bonifica al momento della cessazione dell’attività. Tanto è vero che, <<nel caso di caratterizzazione, bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale di siti con attività in esercizio, la regione, fatto salvo l’obbligo di garantire la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, in sede di approvazione del progetto assicura che i suddetti interventi siano articolati in modo tale da risultare compatibili con la prosecuzione della attività>> (art. 242, comma 10). Insomma, la produzione prima di tutto! La migliore riprova dell’arretramento, del resto, è offerta proprio dalla semplice lettura dell’art. 242 TUA che prevede una procedura di intervento complicata, farraginosa, affidata in buona parte alla buona volontà dell’inquinatore, senza un serio coordinamento, con
tempi sostanzialmente indefiniti, sotto il controllo di organi pubblici assolutamente non
attrezzati per occuparsi, anche a livello di indagini e valutazioni tecniche, della materia. Insomma, un trionfo della peggiore burocrazia sulla esigenza primaria sostanziale di difendere l’ambiente e la salute.
Il che, ovviamente, non può non rilevare quando si esaminano le sanzioni penali connesse, appunto, con la procedura di bonifica di cui abbiamo appena tratteggiato i contorni. Con la prima conseguenza, messa in luce da attenta dottrina, di un impressionante “silenzio giurisprudenziale”, reso “inevitabile” proprio dalla disapplicazione della normativa (inclusa, ovviamente, quella sanzionatoria) derivante dalle difficoltà operative di tale procedura1.
In questo quadro, facciamo un primo confronto tra i due testi di legge sia con riferimento all’evento che fa scattare obblighi e sanzioni sia con riferimento alla individuazione del responsabile.
Leggiamo, quindi, per quanto interessa, gli artt. 17 e 51 del decreto Ronchi e gli articoli 242 e 257 del TUA.
1
VERGINE, Il reato di omessa bonifica: due decisioni interrompono un prolungato silenzio, in Ambiente e

sviluppo 2009, n. 11, pag. 986
D. Lgs 22/1997
Art. 17
Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati
2. Chiunque cagiona, anche in maniera
accidentale, il superamento dei limiti di cui al
comma 1, lettera a), ovvero determina un
pericolo concreto ed attuale di superamento dei
limiti medesimi, è tenuto a procedere a proprie
spese agli interventi di messa in sicurezza, di
bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva il
pericolo di inquinamento
A tal fine:
a) deve essere data, entro 48 ore, notifica al
Comune, alla Provincia ed alla Regione
territorialmente competenti, nonché agli organi
di controllo sanitario e ambientale, della
situazione di inquinamento ovvero del pericolo
concreto ed attuale di inquinamento del sito
OMISSIS
Art. 51 bis
Bonifica dei siti

1 Chiunque cagiona l’inquinamento o un
pericolo concreto ed attuale di inquinamento,
previsto dall’articolo 17, comma 2, è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a un anno e con
l’ammenda da lire cinque milioni a lire
cinquanta milioni se non provvede alla bonifica
secondo il procedimento di cui all’articolo 17.

2. Si applica la pena dell’arresto da un anno a
due anni e la pena dell’ammenda da lire
diecimilioni a lire centomilioni se l’inquinamento è provocato da rifiuti pericolosi.

3. Con la sentenza di condanna per la
contravvenzione di cui al presente comma, o con la decisione emessa ai sensi dell’articolo
D. LGS 152/2006

ARTICOLO 242
PROCEDURE OPERATIVE ED
AMMINISTRATIVE
1. Al verificarsi di un evento che sia
potenzialmente in grado di contaminare il sito, il
responsabile dell’inquinamento mette in opera entro ventiquattro ore le misure necessarie di
prevenzione e ne dà immediata comunicazione ai sensi e con le modalità di cui all’articolo 304,
comma 2. La medesima procedura si applica
all’atto di individuazione di contaminazioni
storiche che possano ancora comportare rischi
di aggravamento della situazione di contaminazione.
OMISSIS

ARTICOLO 257
BONIFICA DEI SITI

1. Chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle
acque sotterranee con il superamento delle
concentrazioni soglia di rischio è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a un anno o con
l’ammenda da duemilaseicento euro a
ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti. In caso di mancata
effettuazione della comunicazione di cui
all’articolo 242, il trasgressore è punito con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da mille euro a ventiseimila euro.
2. Si applica la pena dell’arresto da un anno a
due anni e la pena dell’ammenda da
cinquemiladuecento euro a cinquantaduemila
euro se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose.

3. Nella sentenza di condanna per la
contravvenzione di cui ai commi 1 e 2, o nella sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del

444 del codice di procedura penale, il beneficio
della sospensione condizionale della pena può
essere subordinato alla esecuzione degli
interventi di messa in sicurezza, bonifica e
ripristino ambientale
codice di procedura penale, il beneficio della
sospensione condizionale della pena può essere subordinato alla esecuzione degli
interventi di emergenza, bonifica e ripristino ambientale.
4. L’osservanza dei progetti approvati ai sensi
degli articoli 242 e seguenti costituisce
condizione di non punibilità per i reati
ambientali contemplati da altre leggi per il
medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento di cui al comma 1.
Appare del tutto evidente, in primo luogo, che mentre la normativa del 1997 prevedeva
nell’art. 17 la responsabilità per la bonifica di <<chiunque cagiona, anche in maniera accidentale>>, un inquinamento o un pericolo di inquinamento, il TUA elimina ogni
riferimento ad eventi accidentali, parlando solo di chi <<cagiona l’inquinamento>>;
creando, quindi, quanto meno, dubbi e incertezza in una materia in cui, invece, occorrono semplicità e rapidità2.
Inoltre, mentre per il decreto Ronchi l’evento che obbliga alla bonifica consisteva nel superamento o nel pericolo di superamento dei limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso dei siti, per il TUA è necessario il superamento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), che è un evento molto più grave, eliminando, per di più, la soglia anticipata del pericolo di tale superamento3. E pertanto il reato di omessa bonifica non è

2
Osserva PRATI, Prime considerazioni sui criteri di imputazione delle responsabilità per la bonifica dei siti

contaminati nel D. Lgs n. 152/2006, in www.lexambiente.com che <<non può non rilevarsi un arretramento di tutela, posto che non vi è dubbio che l’assoggettamento dell’imprenditore ad una strict liability piuttosto che ad uno standard di due care certamente lo incentiva a considerare maggiormente gli effetti negativi in termini di rischio di incidente che la sua attività provoca nella generalità dei consociati>>.

3
Cfr. Cass. pen., sez. 3, c.c. 29 novembre 2006, n. 9794, Montigiani (in Ambiente e sviluppo 2008, n.2, pag.

119 e segg. con nota di PAONE, Il reato di omessa bonifica secondo i recenti orientamenti della Cassazione), secondo cui “l’evento è tuttavia diversamente configurato nelle due fattispecie poichè in quella previgente, l’evento consiste nell’inquinamento, definito come superamento dei limiti di accettabilità previsti dal D.M. 471/99 o nel pericolo concreto e attuale di inquinamento mentre in quella vigente prevista dall’art. 257 D.Lgs. 152/2006, invece, l’evento è esclusivamente di danno, perchè consiste solo nell’inquinamento (non nel pericolo di inquinamento) ed è definito come superamento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR). Nello stesso senso, cfr. Cass. Pen., sez. 3, 14 marzo 2007, n. 26479, Magni, in www.lexambiente.com, la quale precisa che ” il reato contemplato dall’art. 51bis D.Lv. 22-97 è stato
abrogato e riformulato dall’art. 257 D.Lgs. 152/06 in modo più favorevole al reo ai sensi dell’art. 2, comma 4, c.p. (abrogatio sine abolitione). ¼ Ne deriva che secondo la fattispecie vigente, l’evento del reato è diverso sotto un duplice profilo: a) perché è previsto solo come evento di danno, ossia come inquinamento, e non come pericolo di inquinamento; b) perché l’inquinamento è definito come superamento delle CSR, che è un livello di rischio superiore ai livelli di attenzione individuati dalle CSC e quindi ai livelli di accettabilità già
ipotizzabile se non si accerta, appunto, il superamento delle concentrazioni soglie di
rischio (CSR)4.
Infine, quanto al trattamento sanzionatorio, per dirla con la Cassazione, “l’ art. 51 bis D.Lgs 22/1997 prevedeva la pena congiunta dell’arresto e dell’ammenda, mentre l’art. 257 D.Lgs. 156/2006 prevede la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda (con arrotondamento della pena pecuniaria). Solo nel caso in cui l’ inquinamento è provocato da sostanze pericolose, sia la norma previgente che quella vigente prevedono la pena congiunta dell’ arresto e dell’ammenda (sempre con arrotondamento di quest’ ultima nella norma vigente). Concludendo sul punto, si deve mettere in evidenza che la nuova fattispecie penale, pur avendo la stessa struttura di quella precedente, è meno grave perchè riduce l’area del1’illecito (restringendola alla condotta di chi cagiona inquinamenti più invasivi) e attenua il trattamento sanzionatorio”5.
Ma è ancor più significativo menzionare la vergognosa novità dell’art. 257, comma 4, a
norma del quale <<l’osservanza dei progetti approvati ai sensi degli articoli 242 e seguenti
del presente decreto costituisce condizione di non punibilità per i reati ambientali contemplati da altre leggi per il medesimo evento e per la stessa condotta di inquinamento
di cui al comma 1.>>
In sostanza, quindi, l’inquinatore, se bonifica, non è punibile per aver provocato l’inquinamento e per tutti gli altri reati ambientali connessi con il medesimo evento. Quindi, un evidente condono permanente che elimina alla radice ogni deterrenza della sanzione penale e costituisce oggettivamente un incentivo all’inquinamento.
Se poi andiamo, in particolare, ad esaminare il quadro sanzionatorio previsto dal TUA, vediamo subito che esso è estremamente ridotto, soprattutto se lo mettiamo in correlazione con i numerosissimi obblighi imposti dalla normativa.
Leggiamo, allora, lo schema seguente, dove sono riportati, in sintesi, i principali
comportamenti dovuti e le rispettive sanzioni:

definiti dal D.M. 471/99. In altri termini, l’inquinamento che perfeziona il reato di cui all’art. 257 D. Lgs 152/06
è più grave dell’inquinamento che perfezionava il reato di cui all’art. 51bis D. Lgs 22/97.”

4
5
Cass. pen., sez. 3, 29 gennaio 2009, n. 9492, in Ambiente e sviluppo 2009, n. 11, pag. 987 e segg.
Cass. pen., sez. 3, c.c. 29 novembre 2006, n. 9794, Montigiani, cit.

SOGGETTI
Responsabile di evento di
inquinamento
potenzialmente in grado di
contaminare il sito

Responsabile di evento di
inquinamento
potenzialmente in grado di
contaminare il sito
Chiunque cagiona
l’inquinamento del suolo,
del sottosuolo, delle acque
superficiali o delle acque
sotterranee con il
superamento delle
concentrazioni soglia di
rischio
COMPORTAMENTO (art. 242)
Mette in opera entro 24 ore le
misure necessarie di prevenzione e ne dà
immediata comunicazione a
Regione, Provincia, Comune e
Prefetto

Svolge indagine preliminare
per accertare livello CSC
(concentrazioni soglia
contaminazione)
se non supera,
ripristina la zona contaminata e
autocertifica
-se supera, ne dà
immediata notizia a Comune e
Provincia e presenta piano di caratterizzazione alla Regione
per autorizzazione
-effettua
caratterizzazione ed analisi di
rischio ed entro 6 mesi
comunica i risultati a Regione
-se si superano i valori
CSR (concentrazioni soglia di rischio) entro 6 mesi presenta progetto operativo per bonifica
o messa in sicurezza alla
Regione per approvazione e
per stabilire tempi di
esecuzione
SANZIONI (art. 257)
omessa comunicazione di cui
all’art. 242:
1)arresto da tre mesi a un anno o ammenda da 1000 a 26.000 euro. 2)arresto da un anno a due anni e ammenda da 5200 a 52.000 euro se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose.
SANZIONI?

1)arresto da sei mesi a un anno o ammenda da 2600 a 26’000 euro,
se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato
dall’autorità competente
nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti.
2)arresto da un anno a due anni e ammenda da 5200 a 52.000 euro se l’inquinamento è provocato da sostanze pericolose.

In primo luogo si deve evidenziare l’incertezza della norma sanzionatoria (art. 257) con
riferimento all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 242. Mentre, infatti, è certo che essa si riferisce alla comunicazione del primo comma, che prescinde dal superamento delle soglie di contaminazione 6, non è altrettanto chiaro se la sanzione si estenda anche alla mancata ottemperanza all’obbligo (previsto dal terzo comma) di dare <<immediata notizia>> al Comune ed alla Provincia nel caso in cui l’indagine preliminare accerti il
superamento delle CSC. 7
E’, comunque, del tutto condivisibile l’assunto secondo cui “il reato di mancata
effettuazione della comunicazione, prevista dall’art. 242 d. leg. 152/06, è configurabile anche nel caso in cui intervengano sul luogo dell’inquinamento gli operatori di vigilanza preposti alla tutela ambientale, in quanto tale circostanza non esime l’operatore interessato dall’ obbligo di comunicare agli organi preposti le misure di prevenzione e messa in sicurezza che intende adottare, entro ventiquattro ore ed a proprie spese, per impedire che il danno ambientale si verifichi”8.
In secondo luogo, sempre in tema di omessa comunicazione, si deve rilevare che la
sanzione penale si riferisce solo al “responsabile dell’inquinamento” (art. 242). E, se pure
è vero che, ai sensi dell’art. 245, comma 2, il proprietario o il gestore dell’area che rilevi il
superamento o il pericolo di superamento delle CSC (concentrazione delle soglie di contaminazione) deve darne comunicazione alla P.A. ed attuare, secondo la procedura di
cui all’art. 242, le misure di prevenzione, è altrettanto vero che “sotto il profilo formale
l’obbligo di comunicazione per gli «interessati non responsabili» risiede in realtà nell’art. 245 e non già nell’art. 242 richiamato unicamente dall’art. 245 stesso per la disciplina degli aspetti procedimentali. Per cui se il legislatore avesse voluto fare riferimento nell’art. 257 anche a coloro che non hanno cagionato l’inquinamento, non solo avrebbe dovuto menzionare anche questi ultimi quali soggetti attivi del reato, ma necessariamente
6
In questo senso, cfr. Cass. Pen. sez. 3, cc. 11 ottobre 2007, n. 40191, Schembri e Id. 12 gennaio 2011, n.

16702, Cioni, in Foro It. 2012, 2, c. 193, con nota di PAONE

7
AMOROSO, La bonifica dei siti contaminati nel D. Lgs 3 aprile 2006, n. 152 in materia ambientale, in

www.lexambiente.com osserva in proposito che <<è priva di senso la scelta di correlare l’inadempimento dell’obbligo di comunicazione ad una situazione di superamento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), poiché nella fase procedurale in cui intervengono le due cennate comunicazioni ex art. 242 non può dirsi riscontrato il superamento dei valori di concentrazione di rischio (CSR), non essendo stata ancora effettuata
l8’analisi di rischio>>
Cass. pen., sez. 3, 21 ottobre 2010, n. 40856, Pigliacelli, in Foro It. 2011, 2, c. 220 e segg.
avrebbe dovuto fare riferimento all’art. 245 (e non 242) per individuare l’obbligo di
comunicazione gravante su questi ultimi. Il che non è.”9. E quindi niente sanzione penale.
In terzo luogo, con la nuova formulazione non si prevede rilevanza penale qualora il
responsabile dell’inquinamento non si attenga alle scadenze ed agli obblighi per la procedura di bonifica. Nella versione precedente, infatti, tale comportamento era
espressamente punito (<<non provvede alla bonifica secondo il procedimento di cui
all’articolo 17>>), mentre ora la punibilità attiene testualmente solo alla mancata bonifica in conformità al progetto approvato; e se pure è vero che vi è un richiamo al procedimento (<<nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti>>), esso non sembra finalizzato a sanzionarne penalmente gli obblighi nelle diverse fasi previste, ma solo a qualificare il tipo di provvedimento che ne scaturisce (il progetto approvato di bonifica), alla
cui inosservanza si ricollega la punibilità 10. In altri termini, “non sembra possibile, alla luce
del principio di legalità, stante il chiaro disposto normativo, estendere l’ambito interpretativo della nuova disposizione ricomprendendo nella fattispecie anche l’elusione di ulteriori adempimenti previsti dall’art. 242 TUA ed estendere quindi il presidio penale alla mancata ottemperanza di obblighi diversi da quelli scaturenti dal progetto di bonifica se non espressamente indicati. Occorre prendere atto, dunque, che la formulazione dell’art.
51 bis D.Lv 22/97 non è esattamente sovrapponibile a quella dell’art. 257 TUA”11
Ciò vale, ovviamente, anche per la mancata attuazione del piano di caratterizzazione che
costituisce necessaria premessa per addivenire ad un progetto di bonifica, pur se una isolata sentenza della Cassazione del 2010 ha affermato che “anche ai sensi del sopravvenuto art. 257 il reato è integrato allorché il responsabile dell’inquinamento impedisce di predisporre e di realizzare la bonifica già attraverso la mancata attuazione del piano di caratterizzazione. Non è infatti censurabile la tesi del giudice del merito che ha ritenuto configurabile il reato in questione allorché il soggetto «non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente nell’ambito del procedimento
9

Cass. pen., sez. 3, 11 maggio 2011, n. 18503, Burani, in Foro It. 2012, 2, c. 193 con nota di PAONE

10 Lascia, quindi perplessi la frettolosa affermazione di Cass. pen., sez. 1, 13 giugno 2006, n. 29855,
secondo cui <<la struttura del reato di cui all’art. 257 è del tutto corrispondente a quella del precedente reato
di cui all’art. 51bis D.Lv. 22-97 essendo perfettamente sovrapponibili, anche in punto di pena, con un minimo arrotondamento della pena pecuniaria, poiché continua a prevedere la punibilità del fatto di inquinamento se l’autore “non provvede alla bonifica in conformità” al progetto di cui all’art.242 ( in precedenza era previsto che la bonifica dovesse avvenire secondo il procedimento del corrispondente art.17 )>>; in proposito, si rinvia per approfondimenti critici a DE FALCO, Siti inquinati, corre rischi chi non bonifica,

i1n Ambiente e sicurezza sul lavoro 2007, n. 6, pag. 36 e segg.

1
Cass. pen., sez. 3, 13 aprile 2010, n. 22006, WWF in www.lexambiente.com

di cui agli articoli 242 e seguenti», anche qualora il soggetto, come nel caso di specie,
addirittura impedisce la stessa formazione del progetto di bonifica, e quindi la sua realizzazione, attraverso la mancata attuazione del piano di caratterizzazione, necessario per predisporre il progetto di bonifica. Non si tratta di non consentita interpretazione estensiva in malam partem o di applicazione analogica della norma penale incriminatrice, ma dell’unica interpretazione sistematica atta a rendere il sistema razionale e non in contrasto con il principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. Invero, come esattamente rilevato dal giudice del merito, sarebbe manifestamente irrazionale una disciplina che prevedesse la punizione di un soggetto che dà esecuzione al piano di caratterizzazione ma poi omette di eseguire il conseguente progetto di bonifica ed invece esonerasse da pena il soggetto che addirittura omette anche di adempiere al piano di caratterizzazione così ostacolando ed impedendo la stessa formazione del progetto di bonifica”12. Trattasi di
affermazione, contrastante, come si è detto, con la costante giurisprudenza della suprema
Corte, ed aspramente stigmatizzata dalla totalità della dottrina13.
Quanto alla struttura del reato di omessa bonifica, deve rilevarsi che la giurisprudenza e la
dottrina configurano generalmente la bonifica come una condizione obiettiva intrinseca di non punibilità costruita negativamente “giacchè il mancato raggiungimento dell’ obbiettivo della bonifica non fa che aggravare quella offesa al bene tutelato dalla norma incriminatrice che era stata già perpetrata dalla condotta di inquinamento”14; con la principale conseguenza che anche la omessa bonifica deve essere rimproverabile al soggetto agente, quanto meno a titolo di colpa15.
Tale tesi è stata recentemente sottoposta, in dottrina, a critica serrata e, a nostro avviso, convincente, pervenendo alla opposta conclusione che tratterebbesi di causa di non punibilità sopravvenuta16 . Determinante, in questa ricostruzione appare il richiamo al quarto comma dell’art. 257, sopra citato in quanto “se il raccordo tra primo e quarto comma rende evidente che uno stesso comportamento (la bonifica) produce effetti premiali rispetto l’uno ad un fatto tipico di inquinamento, e l’altro rispetto a reati ambientali “a monte”, allora sembra coerente concludere che quella condizione abbia lo stesso

12
13
Cass. pen., sez. 3, 2 luglio 2010, n. 35774, Morgante in www.lexambiente.com
Cfr. per tutti PANELLA, Una discutibile <<caratterizzazione>> del reato di omessa bonifica, in Ambiente e

sviluppo 2011, n. 4, pag. 345 e segg., il quale ritiene che la sentenza “si pone in contrasto -in un colpo solo- con i

p4rincipi di legalità, ragionevolezza, materialità, offensività e colpevolezza”

1
15
16
Cass. pen., sez. 3, 14 marzo 2007, n. 26479, Magni
PANELLA, op. cit., pag. 348
RUGA RIVA, Omessa bonifica e giurisprudenza Cassazione, in www.lexambiente.it

significato e la stessa funzione in ambedue i casi. Ora, non è pensabile che una
condizione obbiettiva di punibilità sia posta al di fuori delle fattispecie cui in ipotesi dovrebbe accedere (la discarica abusiva, l’ inquinamento idrico ecc. ), mentre è pensabile -e si danno storicamente casi -di cause di non punibilità, poste fuori delle fattispecie di riferimento.”; con la conclusione che “la bonifica è, dunque, condizione (causa) di non punibilità sopravvenuta costruita in forma positiva al quarto comma per i “reati fonte”, e in forma negativa al comma 1, in relazione al fatto di inquinamento qualificato dal superamento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR)”.
Non è questa la sede per trattare approfonditamente la delicata questione. A nostro
sommesso avviso, deve porsi in rilievo che, se si accede alla tesi della causa di non punibilità sopravvenuta, l’evento base è costituito dal superamento delle CSR, che può, tuttavia, non essere punibile qualora venga realizzata una bonifica conforme al progetto approvato17. E, a questo punto, è interesse diretto dell’inquinatore attivare, stimolare e seguire le complesse fasi del procedimento di bonifica.
E, se pure è vero che il superamento delle CSR può essere verificato solo nell’ambito del procedimento contemplato dall’art. 242, che prevede la collaborazione dell’inquinatore, è anche vero che tale verifica, di fronte all’inerzia dell’inquinatore, può essere effettuata dal proprietario del sito (se diverso), dagli enti locali o direttamente dall’A.G.
Così come, se pure è ipotizzabile il rischio che in tal modo si facciano gravare sull’imputato inadempienze e ritardi della P.A., è anche vero che non si tratta di un povero malcapitato ma pur sempre di un soggetto che ha provocato un grave inquinamento.
Si segnala infine, che, comunque, le norme sopra riportate sono di ambito generale e quindi sono applicabili in ogni caso in cui si superino i limiti prefissati, e non solo nell’ambito di attività di gestione dei rifiuti; tanto è vero che, anche a livello sanzionatorio, l’aggravante dell’art. 257, comma 2, non si riferisce più ai rifiuti ma alle <<sostanze>> pericolose. Pertanto, la fattispecie in esame ha sostituito anche la (abrogata) ipotesi criminosa di cui all’art. 58 D. Lgs 152/1999 in tema di danno ambientale nel campo dell’inquinamento idrico18.
17

RUGA RIVA, op., loc. cit., evidenzia che, quindi “in questa prospettiva è del tutto irrilevante se la

procedura di bonifica sia stata attivata in quale stadio del complesso procedimento amministrativo si sia eventualmente arrestata. Ciò che solo rileva è il mancato raggiungimento del risultato, ovvero la mancata
realizzazione della bonifica”

18
In dottrina, cfr. anche il nostro Bonifiche siti, lo slalom fra sanzioni e sanatorie, in Ambiente e sicurezza sul

lavoro 2007, n. 1, pag. 39 e segg.