Brevi osservazioni sulle contravvenzioni del D. Lgs 152/06 che possono essere “eliminate”con la procedura prevista dalla nuova parte sesta-bis introdotta dalla legge 68/2015 di Gianfranco Amendola

Brevi osservazioni sulle contravvenzioni del D. Lgs 152/06 che possono essere “eliminate”con la procedura prevista dalla nuova parte sesta-bis introdotta dalla legge 68/2015

a cura di Gianfranco Amendola

Come è noto, la procedura in esame (legge 68/2015) si applica alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale previste dal presente decreto (D. Lgs 152/06) che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette (art. 318-bis).

Il vero problema è di tipo sostanziale in quanto certamente non è agevole individuare quali siano le ipotesi contravvenzionali in materia ambientale previste dal presente decreto (D. Lgs 152/06) che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette.

Tanto più che, in prima battuta, questa valutazione è di competenza non del magistrato ma della polizia giudiziaria, anche non specializzata.

Abbiamo già espresso, in proposito, il nostro parere (in www.lexambiente.it) ed aspettiamo i primi orientamenti giurisprudenziali.

Tuttavia, in questi ultimi tempi, si sono registrati diversi (e divergenti) contributi dottrinari in merito ad una questione che, francamente, non ci sembrava e non ci sembra complicata: quella, cioè, preliminare ad ogni valutazione sostanziale, della applicabilità della procedura agli illeciti amministrativi e, soprattutto, a tutte le contravvenzioni previste dal D. Lgs 152/06, comunque punite.

Cerchiamo, allora, brevemente, di risolvere questi dubbi, attraverso una lettura sistematica della nuova legge.

Infatti, è del tutto pacifico che, se anche il titolo della parte sesta-bis richiama la “disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale“, essa certamente non riguarda gli illeciti amministrativi ma solo, appunto, le “ipotesi contravvenzionali“. Basta leggere per tutti, a conferma, il comma 4 dell’art. 318-ter secondo cui “resta fermo l’obbligo…di riferire al pubblico ministero la notizia di reato relativa alla contravvenzione, ai sensi dell’art. 347 c.p.p.”; obbligo ovviamente non sussistente per gli illeciti amministrativi.

Così come è altrettanto pacifico, per evidenza del testo, che ci si riferisce solo alle contravvenzioni previste nel D. Lgs 152/06 e non ad altre contravvenzioni, anche se di tipo ambientale, contenute in diversi testi di legge o nel codice penale.

Ciò premesso, si osserva che le contravvenzioni del D. Lgs. 152/06 sono punite in modo differenziato: sola ammenda, arresto o ammenda, arresto e ammenda, solo arresto.

Occorre, quindi, valutare se, a prescindere dai requisiti sostanziali, questa causa di estinzione si applica a tutte ovvero solo ad alcune, in relazione alla pena prevista.

Si noti che questo problema è risolto in modo espresso per l’analoga procedura in materia di sicurezza sul lavoro in quanto l’art. 19 chiarisce in proposito, che “si intende per: a) contravvenzioni, i reati in materia di sicurezza e di igiene del lavoro puniti con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda“; e l’art. 301, dopo le modifiche introdotte dal D. Lgs 106/2009, conferma che le disposizioni degli artt. 20 e segg. si applicanoalle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro ….. per le quali sia prevista la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda ovvero la pena della sola ammenda“, prevedendo peraltro, apposite e distinte disposizioni per la regolarizzazione degli illeciti amministrativi (art. 301-bis) e la definizione, dopo regolarizzazione, delle contravvenzioni punite con la sola pena dell’arresto (art. 302).

La legge n. 68, invece, non contiene analoghi espressi chiarimenti. Contiene, tuttavia, una importante precisazione dal punto di vista sostanziale, e cioè che la causa di estinzione opera solo per le contravvenzioni del D. Lgs 152/06 che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. E allora razionalità giuridica impone di ritenere che il legislatore, configurando questa causa di estinzione abbia voluto escludere quelle contravvenzioni che, in base alla pena edittale, appaiono più “pericolose” per l’ambiente e non oblabili; e cioè quelle punite con pena congiunta o, a maggior ragione, con solo arresto.

In proposito, si riporta appresso una recente massima relativa al reato di superamento di limiti per gli scarichi, punito con pena congiunta dall’art. 137, comma 5 D. Lgs 152/06, dove la Cassazione evidenzia, appunto, le valutazioni del legislatore in relazione alla sanzione penale.

CASS. PEN. , SEZ. 3, 10 FEBBRAIO 2015, N. 21463, SAIBENE

Non deve, invero, essere dimenticato che in relazione alla tipologia dei reati per cui si procede (violazione art. 137 comma 5 d.lgs. 152\06), è lo stesso legislatore ad aver espresso, prevedendo una  sanzione penale, il giudizio di disvalore penale (c.d. offensività astratta) sotteso  alla condotta vietata, donde qualsiasi tentativo da parte del giudice di valutarne l’offensività in concreto è inammissibile.  Ed invero, la violazione del divieto di  scarico extra tabellare configura  (soprattutto oggi, a seguito della modifica apportata dalla legge n. 36 del 2010 che ha ristretto l’ambito di rilevanza penalistica della violazione) un reato di pericolo presunto, che esclude ogni valutazione del giudice sulla gravità, entità e ripetitività della condotta, la cui offensività è insita, per la legge, nello stesso “non agere quod debetur” da parte del soggetto munito dell’autorizzazione allo scarico. Ed invero essa, dolosa o colposa che sia, offende l’interesse della pubblica amministrazione al rispetto delle prescrizioni indicate nel titolo abilitativo quale condizione per il regolare esercizio dell’attività autorizzata. E la sanzione penale prevista per tale violazione è giustificata dal pericolo di inquinamento dell’ambiente attraverso condotte che l’esperienza ha rivelato capaci di produrre; sicché la norma funge da ostacolo, prevenendo il rischio di una concreta offesa al bene ambiente da parte dell’esercente un’attività autorizzata che, violando, anche se colposamente, le prescrizioni dell’autorizzazione di cui è munito, potrebbe determinare un concreto pericolo di compromissione dell’ambiente.

In sostanza, quindi, la nuova procedura, anche se manca una norma espressa in tal senso, non si discosta da quella prevista per la sicurezza sul lavoro (che ha norma espressa): riguarda solo le contravvenzioni meno “pericolose” per l’ambiente (e, quindi, oblabili), cioè quelle punite con pena alternativa o con la sola ammenda.

Del resto, essa non potrebbe mai riguardare contravvenzioni punite solo con l’arresto, in quanto, se “il meccanismo estintivo si basa sul pagamento di una somma pari al quarto del massimo della sanzione pecuniaria, esso può operare solo in presenza di una pena costituita dalla sola ammenda o dall’ammenda alternativa all’arresto, salvo che non sia previsto espressamente il contrario1.

E, quanto alle contravvenzioni punite con la sola ammenda, si deve rilevare, comunque, che per il contravventore è certamente più conveniente estinguere subito e senza obblighi il reato pagando un terzo del massimo (art. 162 c.p.) piuttosto che sottoporsi ad una (incerta e onerosa) procedura di regolarizzazione che in ogni caso dovrà essere valutata dall’A.G. e gli farebbe risparmiare ben poco (un quarto invece di un terzo del massimo).

Restano, quindi, soprattutto le contravvenzioni punite con pena alternativa . E la migliore conferma è costituita dal terzo comma dell’art. 318-septies il quale, ricalcando il terzo comma dell’art. 24 del D. Lgs 758/1994, stabilisce che “l’adempimento in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione…….ovvero l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose della contravvenzione con modalità diverse da quelle indicate dall’organo di vigilanza sono valutati ai fini dell’applicazione dell’articolo 162-bis del codice penale“; e cioè ai fini dell’applicazione dell’ oblazione nelle contravvenzioni punite con pena alternativa, tramite il pagamento di una somma commisurata all’ammenda. Con il richiamo generale espresso, cioè, di un articolo (162-bis c.p.) che può essere applicato, per definizione, solo alle contravvenzioni punite con pena alternativa (arresto o ammenda).

1 PAONE, Quali sono le contravvenzioni passibili di prescrizione a norma della legge n. 68/15?, in www.lexambiente. it. , 26 febbraio 2016