Gli adempimenti previsti dalla Parte V del D.Lgs. 152/06

Gli adempimenti previsti dalla Parte V del D.Lgs. 152/06
Dott. Roberto Ricciarello

La necessità di ridurre i fenomeni di inquinamento atmosferico, in special modo nei centri
altamente antropizzati, sono alla base dell’emanazione di tutte le normative ambientali, sia in campo nazionale che internazionale, riguardanti le problematiche connesse alla matrice “aria”.
In tale ambito, la Parte V del D.lgs 152/06 ha corretto molti degli errori connessi all’applicazione delle precedenti norme (D.P.R. 203/88, D.P.R. 21/07/89, D.P.R. 25/07/91), rimandando tuttavia ad altri provvedimenti, da emanarsi con appositi decreti, le questioni di maggior rilievo come ad esempio quelle relative alla determinazione dei nuovi limiti di emissione da applicare agli stabilimenti industriali di nuova costruzione.
Il presente documento ha lo scopo di introdurre il lettore alla normativa “Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera”di cui alla Parte V del
d.lgs152/06, che si occupa, al Titolo I, di disciplinare i procedimenti autorizzativi per gli
stabilimenti industriali che immettono nell’ambiente sostanze in grado di generare fenomeni di inquinamento atmosferico1.
Alla stregua di quanto già fissato nelle precedenti normative, la Parte V del d.lgs 152/06 suddivide i procedimenti in materia di emissione in atmosfera in tre categorie: gli impianti o le attività escluse dai procedimenti autorizzativi, gli impianti che possono beneficiare, in virtù del basso impatto sull’ambiente, di una autorizzazione in “via generale” ed, infine, gli stabilimenti industriali non compresi nelle precedenti definizioni per i quali è necessario il rilascio di un’ autorizzazione “ordinaria”.
Preliminarmente alla disamina degli adempimenti a carico dei gestori di attività disciplinate dal Titolo Primo della Parte V del D.lgs 152/06, corre l’obbligo evidenziare il profondo cambiamento voluto dal legislatore con l’emanazione del d.lgs 128/2010 che ha introdotto
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la definizione di stabilimento (art. 268, lettera h) e la contestuale modifica della
definizione di impianto (art. 268, lettera l)3 del d.lgs 152/06.

1 Definizione inquinamento atmosferico: ogni modificazione dell’aria atmosferica, dovuta all’introduzione nella stessa di una o di più sostanze in
quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i
beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente;

2 Nozione di stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si configura come un complessivo ciclo produttivo, sottoposto al potere decisionale di un unico gestore, in cui sono presenti uno o più impianti o sono effettuate una o più attività che producono emissioni attraverso, per esempio,
L’introduzione nel corpo della norma della nozione di stabilimento ha conseguenze
importanti sia sull’individuazione dei valori limite di emissione4 da applicare agli impianti che nei riguardi dei poteri di ordinanza della pubblica amministrazione cosi come definiti all’art. 278 del codice ambientale.
Per quanto riguarda l’individuazione dei valori limite di emissione il legislatore ha definito in
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maniera inequivocabile che i limiti devono essere stabiliti in relazione al singolo impianto
lasciando, tuttavia, all’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione, la possibilità di poter prescrivere valori limite di emissione non ai singoli impianti ma al complesso degli impianti utilizzati per la medesima finalità in relazione ad alcuni casi specifici individuati dalla norma stessa all’articolo 270, comma 4 6.
Pertanto, viene lasciata alla pubblica amministrazione, anche su proposta del gestore dell’impianto, la discrezionalità nella determinazione dei parametri inquinanti da fissare nell’atto autorizzativo, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, in maniera tale da individuare la migliore strategia possibile per garantire un buon livello di protezione ambientale.
Con l’introduzione della nozione di stabilimento si hanno ripercussioni anche sui procedimenti amministrativi disciplinati dall’art. 269 del d.lgs 152/06, poiché il comma 1
stabilisce che “l’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli
impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni”.
Altro chiarimento rilevante reso dal legislatore è sulla opportunità di rilasciare per un
singolo stabilimento industriale più provvedimenti autorizzativi. L’art. 269, comma 1, si occupa di dirimere la questione allorquando rileva che ” Fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 267, commi 2 e 3, dal comma 10 del presente articolo e dall’articolo 272,
dispositivi mobili, operazioni manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile all’esercizio di una o più attività.

3 Nozione di impianto: il dispositivo o il sistema o l’insieme di dispositivi o sistemi fisso e destinato a svolgere in modo autonomo una specifica attività, anche nell’ambito di un ciclo più ampio.

4 valore limite di emissione: il fattore di emissione, la concentrazione, la percentuale o il flusso di massa di sostanze inquinanti nelle emissioni che non devono essere superati. I valori di limite di emissione espressi come concentrazione sono stabiliti con riferimento al funzionamento
dell’impianto nelle condizioni di esercizio più gravose e, salvo diversamente disposto dal presente titolo o dall’autorizzazione, si intendono stabiliti
come media oraria;

5 Art. 272, comma 1che recita: Il presente articolo disciplina i valori di emissione e le prescrizioni da applicare agli impianti ed alle attività degli stabilimenti.

6Art. 270, comma 4 che recita: Se più impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, aventi emissioni con caratteristiche chimico-fisiche
omogenee e localizzati nello stesso luogo stabilimento sono destinati a specifiche attività tra loro identiche, l’autorità competente, tenendo conto
delle condizioni tecniche ed economiche, può considerare gli stessi come un unico impianto disponendo il convogliamento ad un solo punto di
emissione. L’autorità competente deve, in qualsiasi caso, considerare tali impianti come un unico impianto ai fini della determinazione dei valori limite di emissione. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 282, comma 2.
commi 1 e 5, per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una
autorizzazione ai sensi della Parte quinta del presente decreto. L’autorizzazione è rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le singole attività presenti nello stabilimento non sono oggetto di distinte autorizzazioni”.
Altro risvolto importante dovuto all’introduzione della nuova definizione è, come detto,
quello relativo ai poteri di ordinanza dell’amministrazione che possono essere rivolti sia a tutto lo stabilimento che ai singoli impianti che lo compongono in funzione delle prescrizioni violate dal gestore (art. 278)7.

Fatta la doverosa premessa passiamo ad esaminare i procedimenti autorizzativi individuati
dalla normativa in materia di emissioni in atmosfera.
Il d.lgs 152/06 suddivide in 3 diverse categorie gli adempimenti che i gestori degli impianti,
disciplinati dal Titolo I, devono effettuare:

1) Comunicazione relativa ad attività o impianti con emissioni scarsamente rilevanti di
cui all’art. 272, comma 1;
2) Autorizzazione in via generale per attività o impianti di cui all’art. 272, comma 2 e 3; 3) Autorizzazione in via ordinaria per impianti o attività non ricomprese negli elenchi
precedenti.

Attività scarsamente rilevanti

Il legislatore, con il d.lgs 128/2010, si è occupato di ridefinire gli impianti e le attività non
assoggettate al procedimento autorizzativo previsto dall’art. 269 del d.lgs 152/06 in quanto considerate scarsamente rilevanti dal punto di vista dell’impatto sull’inquinamento atmosferico.
I gestori8 degli impianti e delle attività previste dall’art. 272, comma 1, ed elencati nell’Allegato IV, parte I, degli Allegati alla Parte V del d.lgs 152/06 devono inoltrare,
7 Art. 278 Poteri di ordinanza
1. In caso di inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni di cui all’articolo 279 e
delle misure cautelari disposte dall’autorità giudiziaria, l’autorità competente procede, secondo la gravita dell’infrazione:
a) alla diffida, con l’assegnazione di un termine entro il quale le irregolarità devono essere eliminate;
b) alla diffida ed alla contestuale temporanea sospensione dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi e stata
violazione delle prescrizioni autorizzative, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute o per l’ambiente;
c) alla revoca dell’autorizzazione con riferimento agli impianti e alle attività per i quali vi e stata violazione delle prescrizioni autorizzative, in caso
di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida o qualora la reiterata inosservanza delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione determini situazioni di pericolo o di danno per la salute o per l’ambiente.

8 Art. 268, comma 1, lettera n) “gestore: la persona fisica o giuridica che ha potere decisionale circa l’installazione o l’esercizio dello stabilimento
e che è responsabile dell’applicazione dei limiti e delle prescrizioni disciplinate nel presente decreto”;
all’autorità competente una comunicazione attestante l’intenzione di esercire detti
impianti.
Detta comunicazione deve essere presentata in maniera preventiva rispetto alla costruzione dell’impianto o la messa in esercizio dell’attività.
Di seguito è riportato l’elenco previsto degli impianti ed attività previsto dall’allegato IV, parte I, degli allegati alla Parte V così come modificato nel 2010 dal citato testo normativo.

Impianti ed attività di cui all’articolo 272, comma 1

1. Elenco degli impianti e delle attività:
a) Lavorazioni meccaniche dei metalli, con esclusione di attività di verniciatura e trattamento superficiale e smerigliature con consumo complessivo di olio (come tale o
come frazione oleosa delle emulsioni) inferiore a 500 kg/anno;
b) laboratori orafi in cui non è effettuata la fusione di metalli, laboratori odontotecnici, esercizi in cui viene svolta attività estetica, sanitaria e di servizio e cura della persona, officine ed altri laboratori annessi a scuole.
c) Decorazione di piastrelle ceramiche senza procedimento di cottura.
d) Le seguenti lavorazioni tessili: — preparazione, filatura, tessitura della trama, della catena o della maglia di fibre naturali, artificiali o sintetiche, con eccezione dell’operazione di testurizzazione delle fibre sintetiche e del bruciapelo; — nobilitazione di fibre, di filati, di tessuti limitatamente alle fasi di purga, lavaggio, candeggio (ad eccezione dei candeggi effettuati con sostanze in grado di liberare cloro e/o suoi composti), tintura e finissaggio a condizione che tutte le citate fasi della nobilitazione siano effettuate nel rispetto delle
seguenti condizioni:
1) le operazioni in bagno acquoso devono essere condotte a temperatura inferiore alla temperatura di ebollizione del bagno, oppure, nel caso in cui siano condotte alla temperatura di ebollizione del bagno, ciò deve avvenire senza utilizzazione di acidi, di alcali o di prodotti volatili, organici o inorganici, o, in alternativa, all’interno di
macchinari chiusi;
2) le operazioni di asciugamento o essiccazione e i trattamenti con vapore espanso o a bassa pressione devono essere effettuate a temperatura inferiore a 150° e

9 Art, 268, lettera o) “autorità competente: la Regione o la Provincia autonoma o la diversa autorità indicata dalla legge regionale quale autorità
competente al rilascio dell’autorizzazione alle emissioni e all’adozione degli altri provvedimenti previsti dal presente titolo; per le piattaforme off-
shore e per i terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto off-shore, l’autorità competente e il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio per le piattaforme off-shore, l’autorità competente e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; per gli impianti
stabilimenti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale e per gli adempimenti a questa connessi, l’autorità competente e quella che rilascia
tale autorizzazione”;
nell’ultimo bagno acquoso applicato alla merce non devono essere stati utilizzati acidi,
alcali o prodotti volatili, organici od inorganici.
e) Cucine, esercizi di ristorazione collettiva, mense, rosticcerie e friggitorie.
f) Panetterie, pasticcerie ed affini con un utilizzo complessivo giornaliero di farina non superiore a 300 kg.
g) Stabulari acclusi a laboratori di ricerca e di analisi. h) Serre. i) Stirerie.
j) Laboratori fotografici.
k) Autorimesse e officine meccaniche di riparazioni veicoli, escluse quelle in cui si effettuano operazioni di verniciatura. l) Autolavaggi.
m) Silos per materiali da costruzione ad esclusione di quelli asserviti ad altri impianti. n) Macchine per eliografia.
o) Stoccaggio e movimentazione di prodotti petrolchimici ed idrocarburi naturali estratti da giacimento, stoccati e movimentati a ciclo chiuso o protetti da gas inerte. p) Impianti di trattamento acque escluse le linee di trattamento fanghi. q) Macchinari a ciclo chiuso di concerie e pelliccerie.
r) Attività di seconde lavorazioni del vetro, successive alle fasi iniziali di fusione, formatura e tempera, ad esclusione di quelle comportanti operazioni di acidatura e satinatura. s) Forni elettrici a volta fredda destinati alla produzione di vetro.
t) Trasformazione e conservazione, esclusa la surgelazione, di frutta, ortaggi, funghi con produzione giornaliera massima non superiore a 350 kg.
u) Trasformazione e conservazione, esclusa la surgelazione, di carne con produzione giornaliera massima non superiore a 350 kg.
v) Molitura di cereali con produzione giornaliera massima non superiore a 500 kg. w) Lavorazione e conservazione, esclusa surgelazione, di pesce ed altri prodotti alimentari marini con produzione giornaliera massima non superiore a 350 kg.
x) Lavorazioni manifatturiere alimentari con utilizzo giornaliero di materie prime non superiore a 350 kg.
y) Trasformazioni lattiero-casearie con produzione giornaliera massima non superiore a 350 kg.
z) Allevamenti effettuati in ambienti confinati in cui il numero di capi potenzialmente
presenti è inferiore a quello indicato, per le diverse categorie di animali, nella seguente tabella. Per allevamento effettuato in ambiente confinato si intende l’allevamento il cui ciclo produttivo prevede il sistematico utilizzo di una struttura coperta per la stabulazione degli animali.
Categoria animale e tipologia di allevamento N°ca pi

Vacche specializzate per la produzione di latte
Rimonta vacche da latte
Altre vacche
Bovini all’ingrasso
Vitelli a carne bianca
Suini:
Suini:
Ovicaprini
Ovaiole e capi riproduttori
Pollastre
Polli da carne Altro pollame
Tacchini:
Tacchini:
Faraone Cunicoli:
(peso vivo medio: 600 kg/capo) Meno di 200.
(peso vivo medio: 300 kg/capo) Meno di 300.
(nutrici e duplice attitudine) Meno di 300.
(peso vivo medio: 400 kg/capo) Meno di 300.
(peso vivo medio: 130 kg/capo) Meno di 1000. scrofe con suinetti destinati allo svezzamento Meno di 400.
accrescimento/ingrasso Meno di 1000.
(peso vivo medio: 50 kg/capo) Meno di 2000. (peso vivo medio: 2 kg/capo) Meno di 25000.
(peso vivo medio: 0,7 kg/capo) Meno di 30000. (p. v. m.: 1 kg/capo) Meno di 30000.
Meno di 30000
maschi (peso vivo medio: 9 kg/capo) Meno di 7000.
femmine (p. v. m.: 4,5 kg/capo) Meno di 14000. (peso vivo medio: 0,8 kg/capo) Meno di 30000.
fattrici (p. v. m.: 3,5 kg/capo) Meno di 40000.

Cunicoli: capi all’ingrasso (p. v. m.: 1,7 kg/capo)
Meno di 24000.
Equini (peso vivo medio: 550 kg/capo) Meno di 250.
Struzzi Meno di 700.
aa) Allevamenti effettuati in ambienti non confinati.
bb) Impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, di potenza termica nominale pari o inferiore a 1 MW, alimentati a biomasse di cui all’allegato X alla Parte quinta del presente decreto, e di potenza termica inferiore a 1 MW, alimentati a gasolio, come tale o in emulsione, o a biodiesel.

cc) Impianti di combustione alimentati ad olio combustibile, come tale o in emulsione, di
potenza termica nominale inferiore a 0,3 MW.
dd) Impianti di combustione alimentati a metano o a Gpl, di potenza termica nominale inferiore a 3 MW.
ee) Impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, ubicati all’interno di impianti di smaltimento dei rifiuti, alimentati da gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, di potenza termica nominale non superiore a 3 MW se l’attività di recupero è soggetta alle procedure autorizzative semplificate previste dalla Parte quarta del presente decreto e tali procedure sono state espletate .
ff) Impianti di combustione, compresi i gruppi elettrogeni e i gruppi elettrogeni di cogenerazione, alimentati a biogas di cui all’allegato X alla Parte quinta del presente decreto, di potenza termica nominale inferiore o uguale a 3 MW.
gg) Gruppi elettrogeni e gruppi elettrogeni di cogenerazione alimentati a metano o a Gpl, di potenza termica nominale inferiore a 3 MW.
hh) Gruppi elettrogeni e gruppi elettrogeni di cogenerazione alimentati a benzina di potenza termica nominale inferiore a 1 MW.
ii) Impianti di combustione connessi alle attività di stoccaggio dei prodotti petroliferi funzionanti per meno di 2200 ore annue, di potenza termica nominale inferiore a 5 MW se alimentati a metano o Gpl ed inferiore a 2,5 MW se alimentati a gasolio.
jj) Laboratori di analisi e ricerca, impianti pilota per prove, ricerche, sperimentazioni, individuazione di prototipi. Tale esenzione non si applica in caso di emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevate, come individuate dall’allegato I alla Parte quinta del presente decreto.
kk) Dispostivi mobili utilizzati all’interno di uno stabilimento da un gestore diverso da quello dello stabilimento o non utilizzati all’interno di uno stabilimento.

Per detta tipologia di impianti ed attività la mancata presentazione della comunicazione da
parte dei gestori, ancorché la norma non preveda per la costruzione e l’esercizio il rilascio di alcun titolo autorizzativo, limitandosi a prevedere alcune esclusioni nei casi di cui al comma 4, dell’art. 272,10 è sanzionata penalmente ai sensi dell’art. 279, comma 3 del
10 Art. 272, comma 4: Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 non si applicano:
codice dell’ambiente che recita “Chi mette in esercizio un impianto o inizia ad esercitare
un’attivita senza averne dato la preventiva comunicazione prescritta ai sensi dell’articolo 269, comma 5 o comma 15 comma 6, o ai sensi dell’articolo 272, comma 1, e punito con
l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a milletrentadue euro.”

Autorizzazioni in via Generale

La Parte V del d.lgs 152/06 si occupa delle autorizzazioni in via generale all’art. 272,
commi 2, 3 e seguenti.
Nell’allegato IV, parte II, degli allegati alla Parte V, di seguito riportato, il legislatore ha definito nel dettaglio le categorie di impianti ed attività che possono avvalersi dell’autorizzazione in via generale, rimandando poi ad altri atti delle singole amministrazioni la definizione di ulteriori provvedimenti semplificati11.

Impianti ed attività di cui all’articolo 272, comma 2

1. Elenco degli impianti e delle attività:
a) Riparazione e verniciatura di carrozzerie di autoveicoli, mezzi e macchine agricole con utilizzo di impianti a ciclo aperto e utilizzo complessivo di prodotti vernicianti pronti all’uso giornaliero massimo complessivo non superiore a 20 kg.
b) Tipografia, litografia, serigrafia, con utilizzo di prodotti per la stampa (inchiostri, vernici e similari) giornaliero massimo complessivo non superiore a 30 kg.
c) Produzione di prodotti in vetroresine con utilizzo giornaliero massimo complessivo di resina pronta all’uso non superiore a 200 kg.
d) Produzione di articoli in gomma e prodotti delle materie plastiche con utilizzo giornaliero massimo complessivo di materie prime non superiore a 500 kg.
e) Produzione di mobili, oggetti, imballaggi, prodotti semifiniti in materiale a base di legno con utilizzo giornaliero massimo complessivo di materie prime non superiore a 2000 kg.
f) Verniciatura, laccatura, doratura di mobili ed altri oggetti in legno con utilizzo complessivo di prodotti vernicianti pronti all’uso non superiore a 50 kg/g.
a) in caso di emissione di sostanze cancerogene, tossiche per la riproduzione o mutagene o di sostanze di tossicità e cumulabilità
particolarmente elevate, come individuate dalla parte II dell’allegato I alla parte quinta del presente decreto, o
b) nel caso in cui siano utilizzate, nell’impianto o nell’attività, le sostanze o i preparati classificati dal decreto legislativo 3 febbraio 1997, n. 52,
come cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione, a causa del loro tenore di Cov, e ai quali sono state assegnate etichette con le frasi di rischio R45, R46, R49, R60, R 61.

11 Art. 272, comma 2, del d.lgs 152/06: “Per specifiche categorie di impianti categorie di stabilimenti, individuate in relazione al tipo e alle
modalità di produzione, l’autorità competente può adottare apposite autorizzazioni di carattere generale, relative a ciascuna singola categoria di
impianti, nelle quali sono stabiliti i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio e i
combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento, i metodi di campionamento e di analisi e la periodicità dei controlli ¼omississ
g) Verniciatura di oggetti vari in metalli o vetro con utilizzo complessivo di prodotti
vernicianti pronti all’uso non superiore a 50 kg/ g.
h) Panificazione, pasticceria e affini con consumo di farina non superiore a 1500 kg/g.
i) Torrefazione di caffé ed altri prodotti tostati con produzione non superiore a 450 kg/g.
l) Produzione di mastici, pitture, vernici, cere, inchiostri e affini con produzione complessiva non superiore a 500 kg/h.
m) Sgrassaggio superficiale dei metalli con consumo complessivo di solventi non superiore a 10 kg/g.
n) Laboratori orafi con fusione di metalli con meno di venticinque addetti.
o) Anodizzazione, galvanotecnica, fosfatazione di superfici metalliche con consumo di prodotti chimici non superiore a 10 kg/ g.
p) Utilizzazione di mastici e colle con consumo complessivo di sostanze collanti non superiore a 100 kg/g.
q) Produzione di sapone e detergenti sintetici prodotti per l’igiene e la profumeria con utilizzo di materie prime non superiori a 200 kg/g.
r) Tempra di metalli con consumo di olio non superiore a 10 kg/ g.
s) Produzione di oggetti artistici in ceramica, terracotta o vetro in forni in muffola discontinua con utilizzo nel ciclo produttivo di smalti, colori e affini non superiore a 50 kg/g. t) Trasformazione e conservazione, esclusa la surgelazione, di frutta, ortaggi, funghi con produzione non superiore a 1000 kg/g.
u) Trasformazione e conservazione, esclusa la surgelazione, di carne con produzione non superiore a 1000 kg/g.
v) Molitura cereali con produzione non superiore a 1500 kg/g.
z) Lavorazione e conservazione, esclusa la surgelazione, di pesce ed altri prodotti alimentari marini con produzione non superiore a 1000 kg/g.
aa) Prodotti in calcestruzzo e gesso in quantità non superiore a 1500 kg/g.
bb) Pressofusione con utilizzo di metalli e leghe in quantità non superiore a 100 kg/g.
cc) Lavorazioni manifatturiere alimentari con utilizzo di materie prime non superiori a 1000 kg/ g.
dd) Lavorazioni conciarie con utilizzo di prodotti vernicianti pronti all’uso giornaliero massimo non superiore a 50 kg.
ee) Fonderie di metalli con produzione di oggetti metallici giornaliero massimo non superiore a 100 kg.
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Imageff) Produzione di ceramiche artistiche esclusa la decoratura con utilizzo di materia prima
giornaliero massimo non superiore a 3000 kg.
gg) Produzione di carta, cartone e similari con utilizzo di materie prime giornaliero massimo non superiore a 4000 kg.
hh) Saldatura di oggetti e superfici metalliche.
ii) Trasformazioni lattiero-casearie con produzione giornaliera non superiore a 1000 kg.
ll) Impianti termici civili aventi potenza termica nominale non inferiore a 3 MW e inferiore a
10 MW
mm) impianti a ciclo chiuso per la pulizia a secco di tessuti e di pellami, escluse le pellicce, e delle pulitintolavanderie a ciclo chiuso.
nn) Allevamenti effettuati in ambienti confinati in cui il numero di capi potenzialmente presenti è compreso nell’intervallo indicato, per le diverse categorie di animali, nella seguente tabella. Per allevamento effettuato in ambiente confinato si intende l’allevamento il cui ciclo produttivo prevede il sistematico utilizzo di una struttura coperta per la stabulazione degli animali.
Categoria animale e tipologia di allevamento
Vacche specializzate per la produzione di latte
Rimonta vacche da latte
Altre vacche
Bovini all’ingrasso
Vitelli a carne bianca 2.500.
Suini: scrofe con suinetti destinati allo svezzamento
Suini: accrescimento/ingrasso
Ovicaprini 4.000.
Ovaiole e capi riproduttori 40.000.
Pollastre 40.000.
Polli da carne 40.000.
Altro pollame

N°ca pi
(peso vivo medio: 600 kg/capo) Da 200 a 400.
(peso vivo medio: 300 kg/capo) Da 300 a 600.
(nutrici e duplice attitudine) Da 300 a 600.
(peso vivo medio: 400 kg/capo) Da 300 a 600. (peso vivo medio: 130 kg/capo) Da 1000 a
Da 400 a 750.
Da 1000 a 2.000.
(peso vivo medio: 50 kg/capo) Da 2000 a
(peso vivo medio: 2 kg/capo) Da 25000 a
(peso vivo medio: 0,7 kg/capo) Da 30000 a
(peso vivo medio: 1 kg/capo) Da 30000 a
Da 30000 a 40.000.
Tacchini: maschi
Tacchini: femmine
Faraone
Cunicoli: fattrici
Cunicoli: capi all’ingrasso
Equini
Struzzi
(peso vivo medio: 9 kg/capo) Da 7000 a
40.000.
(peso vivo medio: 4,5 kg/capo) Da 14000 a 40.000.
(peso vivo medio: 0,8 kg/capo) Da 30000 a 40.000.
(peso vivo medio: 3,5 kg/capo) Da 40000 a 80000.
(peso vivo medio: 1,7 kg/capo) Da 24000 a 80.000.
(peso vivo medio: 550 kg/capo) Da 250 a 500. Da 700 a 1.500.

oo) Lavorazioni meccaniche dei metalli con consumo complessivo di olio (come tale o
come frazione oleosa delle emulsioni) uguale o superiorea 500 kg/anno.
È sicuramente rilevante l’inserimento nell’elenco delle attività, per le quali è previsto il
rilascio di un’autorizzazione semplificata, la categoria degli impianti termici civili di potenzialità compresa tra 3 MWt e 10 MWt.
Non vi è dubbio che l’impianto termico, a prescindere dal suo inserimento in un contesto industriale o meno, debba essere gestito secondo criteri che siano tesi a limitarne l’impatto sull’ambiente. La scelta effettuata dal legislatore di sottoporre al procedimento autorizzativo gli impianti termici ad uso civile, ai sensi degli articoli artt. 269 e 272 del codice dell’ambiente, è proprio finalizzata ad accertare in sede istruttoria, nell’ambito di una conferenza di servizi o di un procedimento autonomo, l’influenza dei suddetti impianti sulla qualità dell’aria.
A differenza delle comunicazioni relative ad attività scarsamente rilevanti di cui all’art. 272, comma 1, del d.lgs 152/06, per le quali non è previsto alcun termine di validità, per le autorizzazioni in via generale il legislatore ha stabilito in 10 anni il termine entro cui l’autorizzazione deve essere rinnovata.
Il procedimento autorizzativo che l’amministrazione deve svolgere è sicuramente semplificato tant’è che il termine di conclusione dello stesso è fissato in 45 giorni12,
qualora siano del tutto chiari gli elementi istruttori necessari alla definizione della pratica.
12 Art. 272, comma 3, d.lgs 152/06: Almeno quarantacinque giorni prima dell’installazione il gestore degli stabilimenti di cui al comma
2,presenta all’autorità competente o ad altra autorità da questa delegata una domanda di adesione all’autorizzazione generale corredata dai
documenti ivi prescritti. L’autorità che riceve la domanda può,con proprio provvedimento, negare l’adesione nel caso in cui non siano rispettati i
Autorizzazione con procedura ordinaria

Per tutti gli stabilimenti industriali non compresi negli elenchi sopra richiamati le autorità
competenti, qualora non abbiano introdotto semplificazioni (art. 272, comma 2 del d.lgs 152/06) per altre attività o impianti, devono rilasciare gli atti autorizzativi riferendosi allo stabilimento industriale secondo quanto stabilito dall’art. 269 del d.lgs 152/06.
Oltre a definire la documentazione minima da allegare all’istanza di autorizzazione la norma individua i seguenti procedimenti autorizzativi che interessano gli stabilimenti
industriali:

– autorizzazione per nuovi stabilimenti (art. 269, comma 2);
– autorizzazione per il trasferimento dello stabilimento (art. 269, comma 2);
– modifiche sostanziali dello stabilimento (art. 269, comma 8);
– comunicazioni per modifiche non sostanziali (art. 269, comma 8);
– rinnovo di autorizzazioni (art. 269, comma 3).

Posto che, alla stregua delle comunicazioni per attività in deroga e per l’istanze di
adesione all’autorizzazione in via generale, la domanda di autorizzazione deve essere effettuata preventivamente rispetto alla costruzione, trasferimento o modifica dello stabilimento industriale, la norma individua, per ciascun procedimento, le modalità operative che l’autorità competente deve seguire per la definizione del titolo autorizzativo da rilasciare ai fini dell’emissione in atmosfera.
Nello specifico nel caso di un procedimento avanzato per la costruzione di uno stabilimento, l’art. 269, comma 2, del d.lgs 152/06, prevede che l’autorità competente
(nella quasi totalità dei casi le amministrazioni provinciali) indica “entro trenta giorni dalla
ricezione della richiesta, una conferenza di servizi ai sensi dell’articolo 14, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 24113, nel corso della quale si procede anche, in via istruttoria, ad un contestuale esame degli interessi coinvolti in altri procedimenti amministrativi e, in

requisiti previsti dall’autorizzazione generale o i requisiti previsti dai piani e dai programmi o dalle normative di cui all’articolo 271, commi 3 e 4, o in presenza di particolari situazioni di rischio sanitario o di zone che richiedono una particolare tutela ambientale. Tale procedura si applica anche nel caso in cui il gestore intenda effettuare una modifica dello stabilimento omississ¼..

13 Art. 14, comma 3, legge 241/90: “La conferenza di servizi può essere convocata anche per l’esame contestuale di interessi coinvolti in più
procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi attività o risultati. In tal caso, la conferenza e’ indetta dall’amministrazione o, previa
informale intesa, da una delle amministrazioni che curano l’interesse pubblico prevalente. L’indizione della conferenza può essere richiesta da
qualsiasi altra amministrazione coinvolta”.
particolare, nei procedimenti svolti dal Comune ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e del Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265″.
Il termine ultimo per la conclusione del procedimento autorizzativo è pari a 120 giorni che
diventano 150 in caso di integrazione della domanda di autorizzazione.
Del tutto simile è il procedimento autorizzativo riguardante il trasferimento di uno
stabilimento industriale così come sancito dal comma 11 dell’art. 269 del d.lgs 152/0614.
Nel caso di procedimenti autorizzativi relativi a stabilimenti per i quali è già stata rilasciata, da parte della P.A., una autorizzazione ordinaria, il legislatore ha inteso attivare una procedura semplificata prevedendo l’attivazione di un “autonomo procedimento” nell’ambito del quale l’autorità informa il Comune interessato che, a sua volta, ha la facoltà di esprimere un parere nel termine di 30 giorni dalla ricezione della suddetta comunicazione.
Alla stregua dei procedimenti sopra riportati il termine per l’esame istruttorio del progetto è pari a 120 giorni oppure 150 giorni in caso di richiesta di integrazioni.
Infine, per quanto riguarda le modifiche15 di uno stabilimento industriale il legislatore ha previsto un procedimento leggermente differente da quelli sino ad ora descritti.
Il gestore di un impianto che intende effettuare una modifica allo stabilimento ha due
differenti possibilità (art. 269, comma 8):
a) comunicare all’autorità competente l’intenzione di effettuare una modifica non
sostanziale;
b) presentare un’istanza di autorizzazione per modifica sostanziale dello
stabilimento16.
A seguito della comunicazione di cui al punto a) l’autorità competente dopo opportuna istruttoria, limitata agli impianti oggetto di comunicazione, può autorizzare il gestore in
14

Art. 269, comma 11, d.lgs 152/06: “Il trasferimento di uno stabilimento da un luogo ad un altro equivale all’installazione di uno stabilimento

nuovo”.

15 Art. 268, comma 1, lettera m) d.lgs 152/06:
modifica dello stabilimento: installazione di un impianto o avvio di una attività presso uno

stabilimento o modifica di un impianto o di una attività presso uno stabilimento, la quale comporti una variazione di quanto indicato nel progetto o
nella relazione tecnica di cui all’articolo 269, comma 2, o nell’autorizzazione di cui all’articolo 269, comma 3, o nella domanda di adesione all’autorizzazione generale di cui all’articolo 272, o nell’autorizzazione rilasciata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, o nei documenti previsti dall’articolo 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche relative alle modalità di
esercizio o ai combustibili utilizzati;

16 Art. 268, comma 1, lettera m -bis) del d.lgs 152/06: modifica sostanziale: modifica che comporta un aumento o una variazione qualitativa
delle emissioni o che altera le condizioni di convogliabilità tecnica delle stesse; per le attività di cui all’articolo 275 valgono le definizioni di cui ai
commi 21 e 22 del medesimo;
“forma tacita” trascorsi 60 giorni dal ricevimento dalla presentazione dell’istanza oppure
attraverso l’aggiornamento dell’autorizzazione precedentemente rilasciata.
L’iter istruttorio da effettuare a seguito dell’istanza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera per la modifica sostanziale dello stabilimento rappresenta un compromesso tra la necessità da parte dell’autorità competente, di verificare l’impatto sul territorio delle modifiche richieste e l’auspicio, da parte del gestore di avere una risposta celere rispetto alle modifiche proposte.
Per tale motivo il procedimento è semplificato in quanto non obbliga l’autorità competente
alla convocazione di una conferenza di servizi 17 ma prevede il rilascio di una
autorizzazione “previa informazione al Comune interessato il quale può esprimere un
parere nei trenta giorni successivi”.
Infine, per quanto riguarda la validità degli atti autorizzativi rilasciati in via ordinaria, che è fissata in 15 anni, l’art. 269, comma 8 si occupa di chiarire che l’aggiornamento del provvedimento non comporta il decorso di un nuovo periodo di quindici anni mentre per il procedimento di rinnovo ripartono i termini di validità dell’autorizzazione.

17 Art. 269, comma 8, d.lgs 152/06: omississ ¼ Se la modifica è sostanziale l’autorità competente aggiorna l’autorizzazione dello stabilimento
con un’istruttoria limitata agli impianti e alle attività interessati dalla modifica o, a seguito di eventuale apposita istruttoria che dimostri tale
esigenza in relazione all’evoluzione della situazione ambientale o delle migliori tecniche disponibili, la rinnova con un’istruttoria estesa all’intero
stabilimento.omississ¼..