Gli scarichi assimilabili agli abitativi ed il DPR 19 ottobre 2011, n. 227

Gli scarichi assimilabili agli abitativi ed il DPR 19 ottobre 2011, n. 227
Mauro Sanna

I criteri stabiliti dall’art. 2 e dai relativi due allegati del DPR 19 ottobre 2011, n. 227, entrato
in vigore il 18/02/2012 ( GU n. 28 del 3/2/2012 ) per individuare gli elementi da considerare ai fini della assimilazione delle acque reflue a quelle domestiche, sono di tipo promiscuo.(1) Infatti per alcuni tipi di reflui si fa riferimento alle attività che li originano , per altri invece ci si riferisce alle loro caratteristiche chimiche.
Tutti questi reflui per essere considerati assimilabili a quelli domestici, in forza di quanto previsto dal settimo comma lett. e) dell’art. 101 del D.Lgs. 152/06, richiamato dal comma 2 dell’art 2 del DPR 19 ottobre 2011, n. 227, devono comunque presentare caratteristiche
qualitative equivalenti a quelli domestici.(2)

1) Definizioni
g) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e
derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;
h) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si
svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle
acque meteoriche di dilavamento;
i) acque reflue urbane : acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque
reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e
provenienti da agglomerato;
m) acque termali: le acque minerali naturali di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), della legge 24
ottobre 2000, n. 323, utilizzate per le finalità consentite dalla stessa legge;
gg) acque di scarico: tutte le acque reflue provenienti da uno scarico;
nn) stabilimento industriale, stabilimento: tutta l’area sottoposta al controllo di un unico gestore, nella
quale si svolgono attività commerciali o industriali che comportano la produzione, la trasformazione e/o l’utilizzazione delle sostanze di cui all’Allegato 8 alla parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro processo produttivo che comporti la presenza di tali sostanze nello scarico.

2) Comma 7 art. 101 del D.Lgs. 152/06
7. Salvo quanto previsto dall’articolo 112, ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, sono
assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue:
a) provenienti da imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del terreno e/o alla silvicoltura;
b) provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame;
c) provenienti da imprese dedite alle attività di cui alle lettere a) e b) che esercitano anche attività di
trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque
titolo la disponibilità;
d) provenienti da impianti di acquacoltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico e che si
caratterizzino per una densità di allevamento pari o inferiore a 1 Kg per metro quadrato di specchio
d’acqua o in cui venga utilizzata una portata d’acqua pari o inferiore a 50 litri al minuto secondo;
Tale vincolo, qualsiasi sia il criterio da seguire, costituisce comunque il fattore limitante per
qualsiasi procedura di assimilazione.
Infatti se si applica tale vincolo alle tre categorie di acque reflue indicate ai punti a), b) e c) dell’art. 2, esso può essere dato per scontato solo per quelle del punto b), concernente le acque reflue che provengono da insediamenti in cui si svolgono attività di produzione di beni e prestazione di servizi i cui scarichi terminali provengono di fatto esclusivamente da servizi igienici, cucine e mense (Tavola A).
Per quanto riguarda acque reflue indicate al punto c) dell’art. 2 le medesime considerazioni possono invece applicarsi solo ad una parte delle acque reflue provenienti da insediamenti appartenenti alle categorie di attività elencate nella tabella 2 dell’Allegato
A al DPR 19 ottobre 2011, n. 227,
Infatti se si escludono tutte quelle attività riportate nella Tavola A, dalle quali di fatto più che reflui assimilabili si generano propriamente scarichi abitativi derivanti da servizi igienici, cucine e mense, per quelle residue l’unico criterio utilizzabile per verificarne la qualità è proprio quello di verificare se le acque reflue da esse prodotte possono essere
considerate equivalenti o meno.(3)
e) aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla normativa
regionale;
f) provenienti da attività termali, fatte salve le discipline regionali di settore.

3) Gli scarichi industriali equivalenti ai domestici
La lett. e) del comma 7 dell’art. 101 del D.Lgs. 152/06 prevede che sono assimilate alle acque reflue domestiche quelle che presentano caratteristiche qualitative equivalenti.
Al fine di definire cosa si debba intendere per “caratteristiche qualitative equivalenti” è necessario ricordare che in italiano si intende un oggetto equivalente per qualità e quantità ad un altro, quando il primo corrisponde per qualità e quantità al secondo.
Diversamente un oggetto si intende simile ad un altro quando corrisponde ad esso per qualità indipendentemente dalla quantità.
Proprio per questori definiscono simili due triangoli quando hanno la medesima forma, sono ad esempio ambedue isosceli, anche se hanno superfici differenti.
Non sono invece definiti simili due triangoli quando pur avendo una superficie eguale hanno però forme diverse, ad esempio uno è isoscele e l’altro è scaleno.
Diversamente due triangoli aventi superficie e forma eguale saranno anche equivalenti.
Perciò mentre,tra due oggetti, ai fini dell’assimilazione sarà necessario che corrisponda solo la forma, ai
fini dell’equivalenza per qualità e quantità per essi vi dovrà essere corrispondenza per forma, qualità, superficie e quantità.
Se però dalla nozione di equivalenza si esclude l’aspetto quantità, questa di fatto viene a coincidere con la similitudine, perché l’unica caratteristica di riferimento rimane la qualità.
In conclusione la terminologia impiegata dal D.Lgs. 152/06, “caratteristiche qualitative equivalenti”, è in
realtà un sinonimo di caratteristiche assimilabili
Pertanto per scarichi equivalenti qualitativamente si potrà intendere di fatto uno scarico assimilabile , come era definito nell’ambito della disciplina dettata dalla L. 319/76.

Tali attività residue possono essere distinte in attività le cui acque reflue hanno origini
diverse rispetto a cucina servizi igienici e mense (Tavola B) ed attività le cui acque reflue hanno anche altre origini rispetto a cucina servizi igienici e mense (Tavola C).
Per queste due ultime tipologie di attività per verificare se i reflui finali da esse prodotti siano equivalenti a quelli domestici, si dovrà verificare, quanto influiscano sulle caratteristiche degli stessi, i reflui parziali non derivanti da servizi igienici, cucine e mense, ma generati dalle specifiche operazioni svolte in quello insediamento.
Casi estremi delle situazioni che possono presentarsi sono i reflui di un insediamento dotato di piscina che potrebbero essere talmente diluiti rispetto ad uno scarico domestico da non poter essere in alcun caso considerati equivalenti a questo,pur se non inquinante.
Situazione opposta si avrebbe invece in uno stabilimento di produzione di biscotti in cui l’elevato carico organico dei reflui, a causa degli zuccheri presenti e l’assenza di composti azotati, non renderebbe anche in questo caso, pur se notevolmente inquinante, lo scarico equivalente a quello di un insediamento abitativo.
Anche per quanto riguarda le caratteristiche qualitative e quantitative di cui alla tabella 1 dell’Allegato A al DPR 227/ 2011 che devono essere possedute, prima di ogni trattamento depurativo, dalle acque reflue per essere considerate assimilabili a quelle domestiche, ammesso che le stesse per convenzione rappresentino lo scarico tipico di un insediamento abitativo, perché esse siano anche uno scarico equivalente, tutti i valori dei parametri della tabella 1 dell’Allegato A al DPR 227/2011 dovranno essere presenti nello
stesso rapporto.(4)

4) Gli scarichi assimilabili
Nell’ambito della disciplina dettata dalla L. 319/76, in forza dell’ultimo capoverso dell’art. 1 quater della legge 8 ottobre 1976 n. 690, uno scarico, proveniente da un insediamento di produzione di beni, per non essere classificato come produttivo, doveva dare “origine esclusivamente a scarichi terminali assimilabili a quelli provenienti da insediamenti abitativi”.
La Corte di Cassazione (Cass. Pen. 10 ottobre 1987 n. 10 Sez. Unite, Ciardi), successivamente, aveva ritenuto che la norma citata non fosse solo finalizzata ad “includere tra gli insediamenti civili taluni insediamenti produttivi in ragione della natura e della qualità dei reflui”, ma che essa fosse anche indispensabile a definire la condizione inversa, cioè ad individuare anche gli scarichi degli insediamenti adibiti a servizio che fossero da classificare come civili in quanto il loro scarico era assimilabile effettivamente a quelli provenienti da insediamenti abitativi.
Di fatto, quindi, l’unico criterio per definire se uno scarico fosse da classificare proveniente da insediamento civile o produttivo, era divenuto quello di stabilire se tale scarico era assimilabile o meno a quello di un insediamento abitativo.
Quanto previsto dall’ultimo capoverso dell’art. 1 quater della legge 690/76 fu così considerata una norma di chiusura per definire civile o produttivo un insediamento, indipendentemente dalla sua destinazione.
Proprio in forza di questa sentenza, lo scarico di una lavanderia industriale, non fu ritenuto assimilabile a quello abitativo, e fu classificato come insediamento produttivo e quindi assoggettata alle sanzioni penali previste per gli scarichi non conformi ai limiti tabellari.
Nessun chiarimento fu portato, anche in questa circostanza, sui criteri da seguire per definire
l’assimilabilità degli scarichi.
Una possibile metodologia da utilizzare, certamente la più immediata, per individuare quali possono essere gli scarichi, provenienti da attività di servizio, assimilabili agli scarichi abitativi, potrebbe essere quella di procedere all’analisi chimica dello scarico dell’insediamento adibito a servizi da classificare e confrontare le caratteristiche chimiche rilevate con quelle proprie di uno scarico da insediamento abitativo.
A tal fine, se si immagina idealmente di costruire un poligono, i cui angoli siano proporzionali alla concentrazione rilevata per i diversi parametri inquinanti caratteristici nello scarico da classificare, per verificarne la similitudine sarà poi sufficiente confrontare, la figura ottenuta, con quella realizzata con lo stesso sistema, utilizzando però la concentrazione degli inquinanti caratteristici dello scarico da insediamento abitativo.
Sarà però subito evidente per quanti tentativi si facciano che tale sistema non porterà a conclusioni univoche, anche non considerando che molti dei parametri inquinanti, caratteristici di uno scarico abitativo sono del tutto aspecifici, e quindi anche a parità di parametro essi possono riguardare sostanze completamente diggerenti con un diverso grado di tossicità, di degradabilità, accumulabilità e quindi
basandosi esclusivamente solo su tali parametri si potrebbe avere una assimilabilità solo apparente
Pertanto, la metodologia, che prevede l’impiego dell’analisi chimica per stabilire se uno scarico da servizi
è assimilabile a quello di un insediamento abitativo non è utilizzabile ed esaustiva per due validi motivi:
– non vi è uno scarico abitativo modello con cui effettuare il confronto e stabilire l’assimilabilità;
– i parametri chimici per la loro aspecificità potrebbe condurre ad una assimilabilità solo apparente ma
che poi non ha alcun riscontro con la reale natura dello scarico.
Un’altra possibile metodologia, da utilizzare per determinare l’assimilabilità di uno scarico da insediamento adibito a servizi con quello di un insediamento abitativo, è invece quella di prendere in considerazione non le caratteristiche chimiche di uno scarico ma la sua composizione merceologica, cioè come esso si viene a costituire.
Lo scarico di un insediamento abitativo in qualsiasi luogo ed in qualsiasi circostanza, indipendentemente dagli usi e costumi degli abitanti, sarà sempre costituito dal refluo dei servizi igienici, da quello delle attività di cucina e da quelli derivanti dalle attività di pulizia, solo in circostanze del tutto eccezionali potranno essere presenti altri effluenti diversi da questi.
Anche in questo caso, considerando i tre reflui caratteristici degli insediamenti abitativi si potrà procedere alla costruzione di un triangolo i cui angoli riferiti alle tre correnti di scarico siano proporzionali alla portata ed
ai carichi inquinanti. degli stessi
Si otterrà di fatto un triangolo approssimativamente isoscele in cui i lati più lunghi saranno quelli relativi ai reflui delle attività di cucina e dei servizi igienici ed uno di minor dimensione, la base, rappresentativo dei reflui derivanti dalle attività di pulizia.
Con la medesima metodologia sarà facile verificare se un qualsiasi altro scarico derivante da insediamento adibito a servizi sia assimilabile o meno ad uno scarico abitativo. Se si considera ad esempio lo scarico di una lavanderia industriale, a cui appunto si riferiva la sentenza a Sezioni Unite della Cassazione del 1987, otterremmo un triangolo in cui a fronte di un lato di base molto lungo, rappresentativo dello scarico delle attività di pulizia, risulteranno di fatto del tutto inesistenti gli altri due lati riferibili ai servizi igienici o alle eventuali attività di cucina.
La medesima condizione si potrà verificare nel caso di un autolavaggio, in cui di fatto si attua a tutti gli effetti una attività di pulizia identica a quella svolta in una lavanderia industriale, unica differenza da evidenziare è che nella lavanderia industriale si ha un lavaggio di superfici morbide, nell’autolavaggio si ha un lavaggio di superfici rigide.
Identico discorso potrà essere svolto per lo scarico di un locale di ristorazione di notevoli dimensioni in cui il refluo principale sarà costituito dalle attività di cucina, mentre saranno invece del tutto trascurabili i reflui prodotti dall’attività di pulizia e dai servizi igienici.
In questo caso, d’altra parte, data l’origine comune dei diversi reflui, non potrà essere sollevato alcun dubbio sulle effettive caratteristiche chimiche delle varie correnti di scarico che risulteranno biodegradabili, non accumulabili, non pericolose alla stregua di quelle analoghe provenienti da una civile abitazione.
Una riprova, della effettiva assimilabilità di uno scarico da insediamento adibito a servizi, o ad altre attività non abitative ad uno scarico abitativo, appurata con la metodologia precedentemente descritta, potrà essere fornita anche in concreto, dalla possibilità di biodegradare le sostanze inquinanti presenti in tale scarico, adottando per la sua depurazione, senza alcuna modifica o integrazione, il sistema depurativo adottato per lo scarico proveniente da un insediamento abitativo considerato.
In caso contrario, in presenza di uno scarico contenente elevate quantità di sostanze
organiche ma assenza di composti dell’ azoto e del fosforo, non potremo considerarci in presenza di uno scarico equivalente, e quindi anche in questo caso non sarà rispettata tale condizione; egualmente avverrà in una situazione opposta.
La conclusione è che il criterio dell’equivalenza di uno scarico di origine non abitativa può convivere con quello della provenienza dello scarico stabilito dalla tabella 2 dell’Allegato A al DPR 227/ 2011, solo se questo deriva esclusivamente da servizi igienici, cucine e mense, e solo in questo caso esso si conformerà a priori anche con i valori fissati dalla tabella 1 dell’Allegato A al DPR 227/ 2011 e potrà convivere con il criterio qualitativo,
basato sulle caratteristiche chimiche possedute dagli scarichi da assimilare

Diversamente, si potrà invece constatare che un depuratore realizzato e gestito e, in generale, dedicato a
depurare uno scarico proveniente da un insediamento domestico, costituito dai reflui provenienti dai servizi
igienici, dalle attività di cucina e da quelle di pulizia, non sarà in alcun caso in grado di depurare i reflui prodotti da una lavanderia industriale non assimilabili per quanto sopra detto a quelli di uno scarico da insediamento abitativo.
Tavola A
Attività previste dalla tabella 2 del DPR 227/2011 da cui si originano esclusivamente
acque reflue da cucina servizi igienici e mense

1) Attività alberghiera, rifugi montani, villaggi turistici, residence, agriturismi, campeggi, locande e
simili
2) Attività ristorazione (anche self-service), mense, trattorie, rosticcerie, friggitorie, pizzerie, osterie e
birrerie con cucina

3) 4) 5) 6) 7) 8) 9)
10)
Attività ricreativa
Attività turistica non ricettiva
Attività sportiva Attività culturale
Servizi di intermediazione monetaria, finanziaria, e immobiliare
Attività informatica
Attività di vendita al dettaglio di generi alimentari, bevande e tabacco o altro commercio al dettaglio Grandi magazzini, solamente se avviene la vendita di beni con esclusione di lavorazione di carni,

pesce o di pasticceria, attività di lavanderia e in assenza di grandi aree di parcheggio
11) Bar, caffé, gelaterie (anche con intrattenimento spettacolo) enoteche, bottiglierie con
somministrazione

12) 13) 14) 15) 16) 17) 18) 19) 20)
Asili nido, istruzione primaria e secondaria dì primo e secondo grado, istruzione universitaria
Discoteche, sale da ballo, night pubs, sale giochi e biliardi e simili Stabilimenti balneari-(marittimi, lacuali e fluviali). Vendita al minuto di generi di cura della persona
Palestre
Vendita al minuto di generi di cura della persona
Palestre
Ambulatori medici studi veterinari o simili, purché sprovvisti di laboratori dì analisi e ricerca
Ospedali, case o istituti di cura, residenze socio-assistenziali e riabilitative con un numero di posti

letto inferiore a 50, purché sprovvisti di laboratori di analisi e ricerca.

21) 22) 23) 24) 25) 26) 27) 28) 29)
Agenzie di viaggio
Call center
Attività di intermediazione assicurativa
Esercizi commerciali di oreficeria, argenteria, orologeria
Riparazione di beni di consumo
Ottici
Studi audio video registrazioni
Laboratori artigianali di sartoria e abbigliamento senza attività di lavaggi, tintura e finissaggio. Liuteria.

Tavola B
Attività previste dalla tabella 2 del DPR 227/2011 le cui acque reflue hanno origini
diverse rispetto a quelle di cucina servizi igienici e mense
1) Laboratori di parrucchiera barbiere e istituti di bellezza con un consumo idrico giornaliero inferiore
a 1 m3 al momento di massima attività
2) Lavanderie e stirerie con impiego di lavatrici ad acqua analoghe a quelle di uso domestico e che
effettivamente trattino non più di 100 kg di biancheria al giorno
3) Laboratori artigianali per la produzione di dolciumi, gelati, pane, biscotti e prodotti alimentari
freschi, con un consumo idrico giornaliero inferiore a 5 mc nel periodo di massima attività.
4) Piccole aziende agroalimentari appartenenti ai settori lattiero-caseario, vitivinicolo e ortofrutticolo,
che producano quantitativi di acque reflue non superiori a 4000 m3/anno e quantitativi di azoto, contenuti in
dette
5) acque a monte della fase di stoccaggio, non superiori a 1000 kg/anno. 6) Conservazione, lavaggio, confezionamento, di prodotti agricoli e altre
7) attività dei servizi connessi alla agricoltura svolti per conto terzi esclusa trasformazione.
8) Macellerie sprovviste del reparto di macellazione
Tavola C
Attività previste dalla tabella 2 del DPR 227/2011 le cui acque reflue hanno anche
una altra origine rispetto cucina servizi igienici e mense
1) Servizi dei centri e stabilimenti per il benessere fisico e l’igiene della persona
2) Piscine – Stabilimenti idropinici ed idrotermali, escluse le acque di contro lavaggio dei filtri con
preventivamente trattate.

Tavola D

Criteri di assimilazione alle acque reflue domestiche previsti dalla Tabella 1 del DPR
19 ottobre 2011, n. 227, e limiti per le emissioni in acque superficiali e in rete
fognaria

Valore limite di Limite Tab. 3 All. 5 Parte III
Unità di emissione D.Lgs. 152/06
Parametro/sostanza
misura Ta b. 1 DPR Scarico in acque Scarico in rete
227/2011 superficiali fognaria

1 Portata mc/giorno £ 15

2 PH 5 , 5 -9 , 5 5,5 9,5 –

3 Temperatura °C £ 30 £ 35 –

Non percettibile con Non percettibile con Non percettibile con
4 Colore
diluizione 1 :40 diluizione 1 :20 diluizione 1 :40

5 Materiali grossolani assenti assenti assenti

6 Solidi Sospesi Totali m g /1 £ 700 £ 80 £ 200

7 BOD5 (come ossigeno) m g /l £ 300 £ 40 £ 250

8 COD (come ossigeno) m g /1 £ 700 £ 160 £ 500

9 Rapporto COD / BOD5 £ 2 ,2

10 Fosforo totale (come P) m g /l £ 30 £ 10 £ 10

11 Azoto ammoniacale (NH4) m g /1 £ 50 £ 15 £ 30

12 Azoto nitroso (come N) m g /l £ 0 ,6 £ 0 ,6 £ 0 ,6

13 Azoto nitrico (come N) m g /l £ 30 £ 20 £30

14 Grassi e oli animali/veg. m g /l £ 40 £ 20 £ 40

15 Tensioattivi m g /l £ 20 £2 £4
Per i restanti parametri o sostanze, qualora siano presenti, valgono i valori limite previsti alla Tabella 3
dell’Allegato 5 alla parte terza del decreto 4 aprile 2006, n. 152 per le emissioni in acque superficiali.