I rifiuti ecotossici

I rifiuti ecotossici.
Una nuova farsa
di Mauro Sanna

1. Premessa

Con le modifiche apportate all’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 dal Decreto-
Legge 25 gennaio 2012, n. 2, la farsa, relativa alla classificazione dei rifiuti all’italiana, era arrivata al suo atto finale che non poteva essere altro che prescrivere, pedissequamente, per la classificazione dei rifiuti, quanto stabilito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000. Di questo tipo di presa d’atto non c’era alcun bisogno fin dal 2002, almeno che non si volessero prevedere modalità più restrittive per la classificazione rispetto a quelle stabilite dalla Decisione, che in quanto tale non aveva e non ha alcuna necessità di recepimento.
Come già anticipato in una nota del maggio scorso pubblicata su questa stessa rivista, con il Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2 dopo 12 anni si era posto fine alla farsa messa in scena in Italia al momento della entrata in vigore della Decisione 3 maggio 2000 n 532 (2000/532/CE), adottando in più riprese discipline in contrasto con questa decisione e quindi con la normativa comunitaria, con il medesimo decreto ne è però iniziata una nuova, sempre in materia di classificazione dei rifiuti.
Infatti con il D.L. 25 gennaio 2012, n. 2, a causa delle modifiche apportate all’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, sono stati introdotti nuovi criteri, naturalmente meno restrittivi per l’attribuzione della caratteristica di pericolo H14 ecotossico, contrastanti con quanto previsto dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE citata.

2. Riferimenti normativi

2.1.Normativa in materia di rifiuti

2.1.1. La Direttiva 2008/98/CE

La direttiva 2008/98/CE, che attualmente disciplina la materia rifiuti a livello comunitario,
recepita con il D.Lgs. 205/2010 nella nota all’allegato 1 in relazione alle caratteristiche di
pericolo a cui riferirsi, per procedere alla classificazione dei rifiuti ha precisato che:
1. L’attribuzione delle caratteristiche di pericolo “tossico” e “molto tossico”, “nocivo”,
“corrosivo”, “irritante”, “cancerogeno”, “tossico per la riproduzione”, “mutageno” ed “ecotossico” è effettuata secondo i criteri stabiliti nell’allegato VI della direttiva 67/548/Cee del Consiglio, del 27 giugno 1967, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose.
2. Ove pertinente si applicano i valori limite di cui agli allegati II e III della direttiva 1999/45/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 maggio 1999 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi.
I metodi di prova da utilizzare sono descritti nell’allegato V della direttiva 67/548/Cee e in altre pertinenti note del Cen.
In forza di tale modifica per verificare se un rifiuto presenta le caratteristiche di pericolo della ecotossicità si potrà ricorrere alle procedure stabilite per la classificazione,
all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose e dei preparati pericolosi.
Il III annesso alla Direttiva sui Rifiuti 2008/98/CE definisce i rifiuti da classificare come
pericolosi perché ecotossici rientranti nella classe di pericolo H14 come: rifiuti che
presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali.

2.1.2. Il Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2

Il Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2 (convertito con legge 28/2012) con il comma 6
dell’art. 3 ha sostituito modificandolo quanto previsto al punto 5 dell’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 in relazione alle procedure da seguire per individuare le caratteristiche di pericolo a cui riferirsi, per procedere alla classificazione dei rifiuti.
Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11, di cui all’allegato I, si applica quanto previsto al punto 3.4 del presente allegato. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui all’allegato I, la
decisione 2000/532/Ce non prevede al momento alcuna specifica.
Nelle more dell’adozione, da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di uno specifico decreto che stabilisca la procedura tecnica per l’attribuzione della caratteristica H14, sentito il parere dell’Ispra, tale caratteristica viene attribuita ai rifiuti secondo le modalità dell’accordo Adr per la classe 9 — M6 e M7″.

2.1.3. La Decisione 2000/532/CE

Le modalità di classificazione dei rifiuti sono definite dalla Decisione 2000/532/CE della
Commissione del 3 maggio 2000, che sostituisce la Decisione 94/3/CE che istituisce un elenco di rifiuti conformemente all’articolo 1, lettera a), della direttiva 75/442/CEE del Consiglio relativa ai rifiuti e la Decisione 94/904/CE del Consiglio che istituisce un elenco di rifiuti pericolosi ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 4, della Direttiva 91/689/CEE del
Consiglio relativa ai rifiuti pericolosi. Decisione successivamente modificata da:
• Decisione della Commissione del 16 gennaio 2001 (2001/118/CE)
• Decisione della Commissione 22 gennaio 2001 (2001/119/CE)
• Decisione del Consiglio del 23 luglio 2001 (2001/573/CE) • Rettifica della Decisione 2001/118/CE (GUCE 2/10/2001)
In particolare, la nota all’art. 2 della Decisione 2000/532/CE precisa in relazione alle
caratteristiche di pericolo a cui riferirsi per procedere alla classificazione dei rifiuti che:
L’espressione “sostanza tossica per il ciclo riproduttivo” è stata introdotta con la direttiva 92/32/CEE del Consiglio (GU L 154 del 5/6/1992, pag. 1), recante settima modifica alla direttiva 67/548/CEE. Tale espressione sostituisce il termine “teratogena” dando una definizione più precisa, senza tuttavia modificare il concetto alla base. Corrisponde dunque al codice H10 dell’allegato III della direttiva 91/689/CEE.
La classificazione e i numeri R si basano sulla direttiva 67/548/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose (GU L 196 del 16/8/1967, pag. 1) e successive modifiche. I limiti di concentrazione si riferiscono a quelli specificati nella direttiva 88/379/CEE per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi (GU L 187 del 16/7/1988, pag. 14) e successive modifiche.
La decisione 2000/532/CE non stabilisce concentrazioni limite specifiche per i rifiuti per la
classificazione dei rifiuti ecotossici , infatti al punto 6 dell’allegato alla medesima decisione
stabilisce che:
Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui l’articolo 2 della presente
decisione ( 2000/532/Ce) non prevede al momento alcuna specifica.
Infatti l’articolo 2 della decisione 2000/532/CE solo per le classi di pericolo da H3 a H8 e per i codici H10 e H11, stabilisce i valori di concentrazione superati i quali, i rifiuti sono da classificare come pericolosi perché presentano una o più caratteristiche indicate nell’allegato III della direttiva 91/689/CEE.
Il medesimo punto 6 dell’allegato alla decisione sopra citato stabilisce le procedura per la determinazione delle classi di pericolo quando da un processo produttivo è possibile che si generi un rifiuto a cui possono essere attribuiti due codici CER speculari, uno pericoloso e uno non pericoloso.
Il detentore di questo rifiuto potrà adottare il codice non pericoloso, solo verificando per via analitica, la presenza o l’assenza nel rifiuto di sostanze pericolose, caratterizzandolo in modo rappresentativo, corretto completo ed esaustivo.
Solo una volta che si è esclusa la presenza di sostanze pericolose il rifiuto potrà essere classificato come non pericoloso.
Infatti l’allegato alla Decisione prevede che per i rifiuti classificati come pericolosi per le classi di pericolo H3, H4, H5, H6, H7, H8, H10 ed H11 non con un codice assoluto ma con codici CER speculari, nella cui definizione, contenuta nell’elenco allegato alla decisione, è presente un riferimento generico specifico ad una sostanza pericolosa, è possibile verificare in concreto se essi debbano essere classificati effettivamente come pericolosi.(1) A tal fine si potrà procedere, per queste classi di pericolo, a verificare in concreto se i rifiuti
oggetto dell’esame debbano essere classificati effettivamente come pericolosi,
procedendo perciò, per le specifiche classi di pericolo che gli competono, ad individuare le sostanze che le determinano.
1

) Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze

pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio percentuale rispetto al peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 91/689/CEE del Consiglio. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11 si applica l’articolo 2 della presente decisione. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 l’articolo 2 della presente decisione non prevede al momento alcuna specifica.

Una volta che siano state individuate tali sostanze, si procederà alla loro determinazione
quantitativa così da comparare le concentrazioni riscontrate con i limiti e le soglie previste dall’articolo 2 della decisione 2000/532/CE, limitatamente alle classi di pericolo da H3 a H8, H10 e H11.
Se le concentrazioni rilevate risultano inferiori a quelle limite, si dovrà anche procedere alla sommatoria delle diverse sostanze riscontrate, secondo quanto previsto dagli allegati alla direttiva 1999/45/CE, al fine di verificare se i rifiuti indagati debbano essere classificati come pericolosi, in quanto contenenti le sostanze pericolose in concentrazione totale superiore a quella prevista dai suddetti allegati per i preparati in miscela.
Diversamente, per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, l’articolo 2 della
presente decisione ( 2000/532/Ce) non prevede al momento alcuna specifica.
Di fatto nella normativa sui rifiuti, le definizioni, le frasi di rischio e le classi di pericolo sono quelle già adottate dalle norme relative alla classificazione dei preparati pericolosi.
Dove per preparato deve intendersi una miscela chimica a più componenti contenente almeno una sostanza pericolosa o che sia comunque classificata pericolosa ai sensi della normativa vigente in materia.
Unica integrazione propria della normativa comunitaria in materia di rifiuti è costituita dalla previsione, per alcune caratteristiche di pericolo di soglie limite specifiche per determinate sostanze, la cui presenza in essi oltre il limite determina la loro classificazione come
pericolosi per quella specifica classe di pericolo che appunto compete a quelle sostanze.

2.2.Normativa in materia di sostanze e preparati pericolosi

Il regolamento 1272/2008 (CLP) del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione,
all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele come modificato dal Regolamento(CE) n. 286/2011 e come modificato dal Regolamento n. 790/2009 che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006, ha modificato e abrogato le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006. del 16 dicembre 2008.
Precedenti disposizioni da ricordare perché richiamate dalla normativa in materia di rifiuti o perché in parte ancora vigenti, sono le seguenti.

La Direttiva 67/548/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni

legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione,
all’imballaggio e all’etichettatura delle sostanze pericolose è quella a cui rinvia la
decisione2000/532/CE nella nota all’art 2 ed il D.Lgs. 205/2010 nelle note all’allegato 1.

La direttiva 1999/45/CE concernente il ravvicinamento delle disposizioni

legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione,

all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi è quella a cui rinvia il D.Lgs. 205/2010 nelle note all’allegato 1.
La direttiva 88/379/CEE per il ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi recepita in Italia con Decreto Ministeriale 28 gennaio 1992 e che, ha subito nel corso degli anni modifiche e adeguamenti. a cui rinvia la decisione2000/532/CE nella nota all’art 2
Il decreto 65/2003, modificato con il Dm 3 aprile 2007 relativo alla classificazione,
all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi, vigente fino al giugno
2015
Il DM 28/02/2006 recepimento della Direttiva 2004/74/CE recante il XXIX
adeguamento al progresso tecnico della direttiva67/548/CEE in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura di sostanze pericolose.
Il DM 21/05/1981 a cui fa riferimento la delibera 27.7.1984
La Direttiva 90/492/CEE della Commissione del 5 settembre 1990 secondo
adeguamento al progresso tecnico della direttiva 88/379/CEE del Consiglio per il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri relative alla classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura dei preparati pericolosi.
Il Decreto Legislativo 16.7.98 n. 285 concernente la “attuazione di direttive
comunitarie in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi” che ha recepito nel nostro ordinamento tutti gli adeguamenti al progresso tecnico della Direttiva 88/379 ed il quarto adeguamento contenuto nella Direttiva 96/65/CE dell’11 ottobre 1996.

2.2.1 Le frasi di rischio

Le frasi di rischio previste dalla normativa in materia di sostanze e preparati pericolosi
associate alle sostanze ecotossiche riguardano quelle che sulla base delle conoscenze delle loro proprietà, persistenza, potenzialità di accumulo e per il loro possibile o osservato comportamento e destino ambientale possono comportare immediati o nel lungo termine e/o ritardato un pericolo per la struttura e/o il funzionamento dell’ecosistema naturale. Esse possono essere suddivise tra quelle che determinano un rischio per l’ambiente acquatico e quelle che determinano un rischio per l’ambiente non acquatico.
♦ Ambiente acquatico
Le frasi di rischio elencate, singole o nella loro combinazione, riguardano le sostanze che
sulla base delle conoscenze possono essere considerate pericolose per l’ambiente acquatico.
R50: molto tossico per gli organismi acquatici

tossicità acuta: 96 ore LC50 (per i pesci): £1 mg/l; o
48 ore EC50 (per la dafnia): £1 mg/l; o 72 ore IC50 (per le alghe): £1 mg/l

R51: tossico per gli organismi acquatici
R52: nocivo per gli organismi acquatici
Riguarda le sostanze che non rientrano negli altri rischi elencati, ma che sulla base delle conoscenze sulla loro tossicità possono comportare un pericolo per la struttura ovvero il funzionamento dell’ecosistema acquatico.
R53: può determinare effetti a lungo termine per l’ambiente acquatico
Riguarda le sostanze che non rientrano negli altri rischi elencati ,ma che sulla base delle conoscenze sulla loro persistenza, potenzialità di accumulo e per il possibile o osservato destino ambientale possono comportare nel lungo termine e/o ritardato
un pericolo per la struttura ovvero il funzionamento dell’ecosistema acquatico.
Le combinazioni delle frasi di rischio sono comuni per le sostanze che sono pericolose per l’ambiente acquatico, tali combinazioni sono espresse normalmente, ad esempio per le frasi di rischio, come R50 e R53, come R50-53 oppure R50/53 o R50, 53.
R50-53: molto tossico per gli organismi acquatici può provocare effetti a
lungo termine per l’ambiente acquatico

tossicità acuta: 96 ore LC50 (per i pesci): £1 mg/l; o
48 ore EC50 (per la dafnia): £1 mg/l; o
72 ore IC50 (per le alghe): £1 mg/l e
la sostanza non è prontamente degradabile o log Pow (log del coefficiente di
ripartizione ottanolo/acqua) ³3.0 (a meno che non sia determinato
sperimentalmente come BCF £ 100).

R51-53: tossico per gli organismi acquatici può provocare effetti a lungo
termine per l’ambiente acquatico

96 ore LC50 (per i pesci): 1 mg/l < LC50 £10 mg/l; o
48 ore EC50 (per la dafnia): 1 mg/l < EC50 £10 mg/l; o
72 ore IC50 (per le alghe): 1 mg/l < IC50 £10 mg/l e
la sostanza non è prontamente degradabile o log Pow ³3.0 (a meno che non sia determinato sperimentalmente come BCF £ 100).

R52-53: nocivo per gli organismi acquatici può provocare effetti a lungo
termine per l’ambiente acquatico

96 ore LC50 (per i pesci): 10 mg/l < LC50 £100 mg/l; o
48 ore EC50 (per la dafnia): 10 mg/l < EC50 £100 mg/l o
72 ore IC50 (per le alghe): 10 mg/l < IC50 £100 mg/l e
la sostanza non è prontamente degradabile in ambiente non acquatico.
♦ Ambiente non acquatico

Le frasi di rischio elencate riguardano le sostanze che sulla base delle conoscenze delle
loro proprietà, persistenza, potenzialità di accumulo e per il loro possibile o osservato comportamento e destino ambientale possono comportare immediati o nel lungo termine
e/o ritardato un pericolo per la struttura e/o il funzionamento dell’ecosistema naturale.

R54: tossico per la flora
R55: tossico per la fauna
R56: tossico per gli organismi del suolo
R57: tossico per le api
R58: può causare effetti negativi a lungo termine nell’ambiente

Nessun criterio è stato previsto per la loro classificazione

R59 pericoloso per lo strato di ozono

Sostanze che possono comportare un pericolo per la struttura ed il funzionamento
dello strato dell’ozono stratosferico: Regolamento(CE) N°2037/2000.

2.3.La normativa ADR

L’ADR è l’accordo internazionale sul trasporto internazionale di merci pericolose su strada,
(Ginevra 30 settembre 1957) entrato in vigore il 29 gennaio 1968, recepito con la direttiva 2010/61/CE, adottata in Italia con il D.Lgs. 27gennaio 2010 n. 35.
Trascurando in questa sede le modalità procedimentali previste per l’applicazione dell’ADR ci si limiterà ad evidenziare quali sono le modifiche che l’applicazione di quanto previsto con il comma 6 dell’art. 6 del Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2 (convertito con legge 28/2012) determinerebbe nella modalità di gestione dei rifiuti e come le stesse non siano conformi ai criteri stabiliti dalla decisione 2000/532/CE.
I criteri per l’attribuzione delle caratteristiche di pericolo sono gli stessi stabiliti dalla disciplina inerente la classificazione delle sostanze e dei preparati pericolosi, ma essi sono stati recepiti nell’ADR con notevoli differenze dovute alla specificità della normativa ADR.
In esso per la classificazione delle sostanze, oggetti e miscele si fa riferimento non al regolamento 1272 del 16 dicembre 2008 ma al GHS (Globally Harmonized System).
Conseguentemente, i criteri ADR della classe 9 (materie pericolose per l’ambiente acquatico M6 liquide, M7 solide) cui fa riferimento il D.L. 2/2012 e quelli previsti dalla direttiva 2008/98 sono notevolmente differenti e quindi la loro applicazione comporta una diversa classificazione di un rifiuto come ecotossico, rispetto a quella che si avrebbe applicando i criteri stabiliti dalla decisione2000/532/CE.
Infatti utilizzando per la classificazione dei rifiuti ecotossici i criteri ADR della classe 9 (materie pericolose per l’ambiente acquatico M6 liquide, M7 solide, non vengono prese in considerazione tutte le frasi rischio non pertinenti all’ambiente acquatico, in contrasto con la stessa definizione di ecotossico data dalla normativa sui rifiuti, infatti in questo modo non vengono ad essere prese in considerazione le frasi di rischio relative agli altri comparti
ambientali quali:

R54 tossico per la flora
R55 tossico per la fauna
R56 tossico per gli organismi del suolo
R57 tossico per le api
R58 può causare effetti negativi a lungo termine nell’ambiente
R59 pericoloso per lo strato di ozono

Inoltre anche per quanto riguarda l’ambiente acquatico non vengono prese in
considerazione tutte le frasi di rischio previste per questo comparto dalla
decisione2000/532/CE.
Infatti, non vengono ad essere considerate le frasi di rischio R52/53 cioè quelle relative alle sostanze pericolose per l’ambiente che pur avendo diversa classificazione in quanto tali possono determinare la classificazione di un preparato (miscela) sulla base delle concentrazioni presenti, comparate con i limiti attribuiti secondo i valori indicati nella parte B dell’ allegato II al D.lgs. del 16 marzo 2003, n. 65.

3. Conclusioni

Il D.L. 2/2012, convertito dalla L. 24 marzo 2012, n. 28, rinviando alla normativa ADR per
la classificazione dei rifiuti, modifica quanto previsto nella nota 2 all’allegato I al D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205 che stabiliva, ove pertinente, l’applicazione dei limiti di cui alla direttiva 1999/45/CE. In questo modo, però, viene ad essere ridotto il numero delle frasi di rischio e conseguentemente il numero ed il tipo di sostanze che debbono essere prese in
considerazione per determinare se un rifiuto debba essere classificato come ecotossico.
Infatti, l’ADR, ai fini del trasporto di merci pericolose su strada prende in considerazione solo le sostanze pericolose per l’ambiente acquatico e non quelle pericolose per gli altri comparti ambientali, inoltre considera pericolose per l’ambiente acquatico, solo le sostanze di tossicità acuta di categoria 1 (N, R50 e R50-53), di tossicità cronica di categoria 1 (N,R50-53) e di tossicità cronica di categoria 2 (N, R51-52).
Vengono ad essere escluse pertanto le sostanze di tossicità cronica di categoria 3 cioè quelle classificate R52-53 ai sensi della direttiva 67/548/CEE.
Quanto previsto dalla L. 24 marzo 2012, n. 28 risulta perciò in contrasto con quanto previsto dalla normativa comunitaria in materia di rifiuti e con quanto stabilito dalla decisione 2000/532/CE che disciplina le modalità di classificazione dei rifiuti sia in ambito comunitario che nazionale.
La decisione 2000/532/CE prevede infatti che per classificare un rifiuto come ecotossico debbono essere prese in considerazione tutte le frasi di rischio relative alle sostanze

ecotossiche sopra elencate e non solo alcune delle frasi di rischio relative all’ambiente
acquatico, un comportamento differente è in contrasto con la normativa specifica e conduce ad una errata classificazione di un rifiuto.