La classificazione dei rifiuti: farsa di dodici anni in cinque atti

La classificazione dei rifiuti: farsa di dodici anni in cinque atti
Mauro Sanna

• Antefatto: la Decisione 3 maggio 2000 n. 532
Il 6 settembre 2000 era pubblicata sulla gazzetta ufficiale della Comunità Europea la
Decisione 3 maggio 2000 n. 532 che conteneva il nuovo elenco dei rifiuti che veniva a costituire il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER).
I singoli rifiuti inclusi nel catalogo, suddiviso in sezioni definite da codici a due cifre ed a loro volta articolate in sottosezioni definite da codici a quattro cifre, erano definiti mediante un codice a sei cifre.
Nell’allegato alla decisione venivano precisate le modalità da seguire per identificare un rifiuto nell’elenco a partire dalla fonte che generava il rifiuto.
Tra i rifiuti elencati erano anche compresi e distinti con un asterisco “*” i rifiuti da
classificare come pericolosi ai sensi della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi.
Ad ogni categoria di rifiuto, era associato il codice CER, ma mentre per molti rifiuti il codice era uno solo, cioè assoluto e quindi il rifiuto era identificato con il codice di un rifiuto speciale o con un codice di un rifiuto pericoloso, in altri casi invece il rifiuto non era identificato con un codice assoluto ma con due codici speculari, in questo caso quindi al rifiuto potevano corrispondere una categoria CER pericolosa ed una categoria CER non pericolosa.
Per queste categorie di rifiuti la decisione aveva anche previste al punto 6 dell’allegato le modalità da seguire per individuare tra i due codici speculari quello che competeva effettivamente allo specifico rifiuto prodotto in un determinato ciclo produttivo.

Tavola A

Punti 4 e 6 dell’allegato alla Decisione 2000/532/CE e successive modificazioni ed
integrazioni, contenente l’elenco dei rifiuti istituito conformemente all’articolo 1, lettera a), della direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti e all’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi.
4. I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco “*” sono rifiuti pericolosi ai sensi
della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 1, paragrafo 5.

6. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio percentuale rispetto al peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 91/689/CEE del Consiglio. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11 si applica l’articolo 2 della presente decisione. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 l’articolo 2 della presente decisione non prevede al momento alcuna specifica.

Quanto riportato al punto 6 risultava chiaro, infatti si riduceva a prevedere che per i rifiuti a
cui competevano le classi di pericolo da H3 a H8, H10 e H11 essendo state previste delle concentrazioni limite si poteva verificare se le sostanze contenute in essi fossero superiori o inferiori ai limiti stabiliti e conseguentemente il rifiuto fosse classificato pericoloso o non pericoloso, diversamente per i rifiuti a cui competevano le classi di pericolo H1, H2, H9, H12, H13 e H14, per le quali non erano previste concentrazioni limite, tali analisi e la relativa comparazione con limiti inesistenti non era al momento possibile e quindi non era possibile dimostrare che quel rifiuto non conteneva sostanze pericolose oltre il limite e quindi esso per il momento restava classificato come pericoloso cioè no era possibile
utilizzare il codice del rifiuto speculare non pericoloso. (1)

1)
Articolo 2 dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE
Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva
2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle
seguenti caratteristiche:
– punto di infiammabilità < o = 55 °C,
– una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale > o = 0,1%,
– una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%, – una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%,
– una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%, – una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%, – una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%,
– una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37 e R38 in concentrazione totale > o = 20%,
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o = 0,1%,
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o = 1%,
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata come R60
o R61 in con-centrazione > o = 0,5%,
Cioè un rifiuto infetto con caratteristiche di pericolo H9 quale ad esempio il rifiuto a cui
competono i due codici CER 18 02 02* e CER 18 02 03, per il momento restava classificato con il CER del rifiuto pericoloso come se questo di fatto fosse un codice assoluto.
• Atto I: la Direttiva 9 aprile 2002 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio.
Diversamente da quanto stabilito nella Decisione 2000/532/CE la circolare ministeriale, denominata Direttiva 9 aprile 2002 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, contenente le indicazioni per la corretta e piena applicazione del regolamento comunitario n. 2557/2001 sulle spedizioni di rifiuti ed in relazione al nuovo elenco dei rifiuti, vigente all’epoca il D.lgs. 22/97, procedeva ad una esplicazione del tutto arbitraria e priva di fondamento di quanto previsto nella decisione.
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata come R62 o
R63 in concentrazione > o = 5%,
– una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione > o = 0,1%,
– una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione > o = 1%;

TAVOLA B

Punti 3.4. e 5 dell’allegato alla Direttiva Ministeriale 9 aprile 2002 contenente le
indicazioni per la corretta e piena applicazione del regolamento comunitario n.
2557/2001 sulle spedizioni di rifiuti ed in relazione al nuovo elenco dei rifiuti.
3.4. I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco “*” sono rifiuti pericolosi ai sensi
della direttiva 2008/98/CE e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20. Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle
seguenti caratteristiche:

-punto di infiammabilità < o = 55 °C,
-una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale > o =
0 , 1 %,
-una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%, -una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%,
-una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%, -una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%, -una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%,
-una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37 e R38 in concentrazione totale >
o = 2 0 %,
-una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o =
0 , 1 %,
-una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o = 1%, -una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2)
classificata come R60 o R61 in con-centrazione > o = 0,5%,
-una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata
come R62 o R63 in concentrazione > o = 5%,
-una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione >
o = 0,1%,
-una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione > o =
1 %;
5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose e come non pericoloso in quanto “diverso” da quello pericoloso (“voce a specchio”), esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 911689/CEE del Consiglio. Per le caratteristiche da H3 a H8, Hl0 e Hl1 si applicano i valori limite di cui al punto 4, mentre le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 non devono essere prese in considerazione, in quanto mancano i criteri di riferimento sia a livello comunitario che a livello nazionale, e si ritiene che la classificazione di pericolosità possa comunque essere correttamente effettuata applicando i criteri di cui al suddetto punto 4. La classificazione di un rifiuto identificato da una “voce a specchio” e la conseguente attribuzione del codice sono effettuate dal produttore/detentore del rifiuto.

Dalla comparazione di quanto contenuto nella Decisione Europea 2001/118/CE e quanto
esplicato nella Direttiva 9 aprile 2002 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, risultavano delle manipolazioni evidenti, essendo il contenuto di quest’ultima del tutto estraneo a quanto previsto dalla normativa europea.
La Circolare perciò, più che esplicare quanto contenuto nella Decisione 2001/118/CE del 16 gennaio 2001, era del tutto innovativa e creativa, infatti in essa erano contenute varie considerazioni che non solo non si riscontravano nella decisione ma che in essa non trovavano alcun supporto.
Le considerazioni presenti che risultavano più rilevanti, a causa delle conseguenze che esse potevano produrre con la loro applicazione, erano quelle contenute nell’allegato A alla Direttiva.
Infatti al punto 4 dell’allegato alla Circolare era “precisato” che per i rifiuti pericolosi indicati con asterisco “si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 911689/CEE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle seguenti caratteristiche”, per le quale sono poi precisate le concentrazioni limite, previste dall’art. 2 della Decisione, superate le quali i rifiuti sono da classificare come pericolosi.
Questo non corrispondeva a quanto previsto dalla Decisione , poiché se è vero che i rifiuti
pericolosi, oltre che sulla base delle caratteristiche di pericolo da essi possedute erano da individuare anche sulla base delle sostanze pericolose contenute e sulla loro origine, tuttavia le caratteristiche di pericolo da prendere in considerazione non erano solo quelle delle classi da H3 ad H8, H10 ed H11, precisate nella circolare, per le quali erano previsti dei valori limite per le sostanze pericolose in essi contenute, ma per tutte quelle previste dalle classi da H1 ad H14 perciò anche H1, H2, H9, H12, H13, H14.
Se questa procedura fosse stata ammissibile, non si sarebbero dovuti prendere in considerazione come pericolosi i rifiuti infettivi, perché ad essi competeva la caratteristiche H9, e gli ecotossici perché a questa competeva la classe di pericolo H14, classi di pericolo per le quali non erano previsti limiti di riferimento e non compresi tra le classi di pericolo da H3 ad H8, H10 ed H11.
Questo concetto innovativo, palesemente in contrasto con quanto previsto nella Decisione, era chiaramente esplicitato nell’ultima parte del punto 4 dell’allegato alla Circolare dove si
prevedeva che “le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14 non dovevano essere prese
in considerazione, in quanto mancavano i criteri di riferimento sia a livello comunitario che a livello nazionale, e si riteneva che la classificazione di pericolosità potesse comunque essere correttamente effettuata applicando i criteri di cui al suddetto punto 4”.
Infatti mentre la Decisione si limitava a dire che allo stato non erano previsti i limiti di riferimento per le classi di pericolo H1, H2, H9, H12, H13 e H14, ma non per questo, non sussistevano tali classi di pericolo, la circolare prevedeva invece che queste classi di pericolo non dovevano essere prese in considerazione.
Perciò a differenza di quanto stabilito della Decisione, la Circolare Ministeriale non prendeva in considerazione tutte le classi di pericolo da H1 ad H14 ma solo quelle per le quali erano già stati previsti i limiti dall’art. 2 della decisione, cioè le classi di pericolo da H3
a H8, H10 e H11. (2)
2)

Mauro Sanna: La classificazione dei rifiuti, II edizione , EPC Libri 2002-2005

La prima novità è quanto evidenziato al punto D del paragrafo 1 della premessa dove si riporta che l’allegato II del Decreto Ministeriale 11 marzo 1998, n. 141, l’allegato E del Decreto Ministeriale 1 aprile 1998, n. 145, l’allegato E del Decreto Ministeriale 1 aprile 1998, n. 148 risultano soppressi.
In nessuna norma è infatti possibile riscontrare che gli allegati citati in tale punto siano stati soppressi e dove quindi possa “risultare” la loro soppressione. Solo successivamente con D.Lgs. 13 marzo 2004 n.36 concernente le discariche è stato abrogato il D.M. 1998 n 141.
Se infatti è vero che alcuni CER sono stati variati dalla Decisione e conseguentemente i precedenti CER corrispondenti sono stati soppressi, è anche vero che altri codici sono rimasti del tutto invariati e quindi per essi restano del tutto valide e di riferimento le caratteristiche di pericolo già previste.
• Atto II: Il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 – Norme in materia di tutela ambientale
In data 14 aprile 2006 fu pubblicato sul S.O. n. 96 Gazzetta Ufficiale n. 88 il nuovo testo
normativo contenente assemblate gran parte delle norme fino ad allora emanate in materia di acque aria e rifiuti, ma dell’argomento trattato nella presente nota non si faceva cenno ma ci si limitava a citare nell’allegato D, per inciso, la Circolare Ministeriale senza alcun commento.
Quanto contenuto nella Circolare rimaneva perciò invariato fino alla emanazione del D.Lgs. 16 gennaio 2008 n. 4 contenente disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152.

TAVOLA C
Allegato D Elenco dei rifiuti istituito conformemente all’articolo 1, lettera a), della
direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti e all’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi di cui alla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000 (direttiva Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio 9 aprile 2002). (omissis)

(omissis)
La Direttiva integrava poi il punto 5 dell’allegato rispetto a quanto previsto dalla decisione, introducendo come alternativo al rifiuto pericoloso il rifiuto non pericoloso denominandolo come “Voce a specchio”.
Tale modifica comportava di fatto che nella procedura di classificazione di un rifiuto, il rifiuto non pericoloso ha pari dignità di quello pericoloso, condizione che invece non è prevista nella Decisione.
Secondo la procedura definita nella Decisione, infatti, il CER del rifiuto non pericoloso non è un punto di partenza ma è un punto di arrivo, a cui si perviene dopo che si è escluso, secondo le modalità stabilite, che il rifiuto, da classificare per provenienza e per composizione, sia da classificare come pericoloso.
(omissis)
Inoltre il codice di un rifiuto non pericoloso è considerato semplicemente alternativo a quello del rifiuto pericoloso, cosicché esso potrebbe essere adottato direttamente senza aver prima escluso che il rifiuto che si detiene possa essere pericoloso. In questo modo però non viene applicata la procedura generale prevista per l’individuazione del codice CER, sulla base della quale il codice non pericoloso, relativo al rifiuto di una certa lavorazione che produce un rifiuto pericoloso, è solo residuale e non alternativo e perciò ad esso si può pervenire solo dopo aver escluso che il rifiuto contenga le sostanze pericolose.
La classificazione del rifiuto, svolta a cura del detentore del rifiuto, deve invece seguire una prassi ben precisa che partendo dall’esame del ciclo produttivo che lo ha prodotto, delle sostanze in esso coinvolte, delle caratteristiche e della composizione del rifiuto, conduce ad individuare il suo CER e quindi la sua corretta classificazione.
Assegnare ad un rifiuto di una lavorazione che presenta il codice pericoloso un codice non pericoloso senza aver escluso con prove certe che esso non contiene le sostanze pericolose significa non aver ottemperato
alle procedure di classificazione, assegnando così al rifiuto in esame un CER senza alcuna giustificazione.

• Atto III: Il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 – Norme in materia di tutela ambientale,
modificato ed integrato dal D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4. (3)

Nel correttivo al D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 veniva di fatto ripreso integralmente quanto
già riportato nei punti 3.4 e 5 della Circolare Ministeriale.

TAVOLA D
Allegato D Elenco dei rifiuti istituito conformemente all’articolo 1, lettera a), della
direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti e all’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi di cui alla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000 (direttiva Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 9 aprile 2002).
(omissis)
3.4. I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco “*” sono rifiuti pericolosi ai sensi
della direttiva 2008/98/CE e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20. Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle seguenti
caratteristiche:
– punto di infiammabilità < o = 55 °C,
– una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale > o = 0,1%,
– una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%, – una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%,
– una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%, – una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%, – una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%,

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30/ ¡2
– una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37 e R38 in concentrazione totale >
o = 2 0 %,
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o =
0 , 1 %,
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o = 1%,
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2)
classificata come R60 o R61 in con-centrazione > o = 0,5%,
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata
come R62 o R63 in concentrazione > o = 5%,
– una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione >
o = 0,1%,
– una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione > o =
1 %;

5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose e come non pericoloso in quanto “diverso” da quello pericoloso (“voce a specchio”), esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato III della direttiva 911689/CEE del Consiglio. Per le caratteristiche da H3 a H8, Hl0 e Hl1 si applicano i
valori limite di cui al punto 4, mentre le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14
non devono essere prese in considerazione, in quanto mancano i criteri di riferimento sia a livello comunitario che a livello nazionale, e si ritiene che la classificazione di pericolosità possa comunque essere correttamente effettuata applicando i criteri di cui al suddetto punto 4. La classificazione di un rifiuto identificato da una “voce a specchio” e la conseguente attribuzione del codice sono effettuate dal produttore/detentore del rifiuto.
Con questo decreto quanto contenuto nella Circolare Ministeriale anche se in contrasto con la Decisione europea diveniva legge dello Stato Italiano.
Per quanto in esso riportato valgono le medesime considerazioni sviluppate nell’atto II,
anche se esse assumono un diverso significato considerato che non è più una semplice
Circolare , ma una Legge dello Stato in contrasto con una Decisione europea. 4 (nota 4)
• Atto IV: Il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 – Norme in materia di tutela ambientale
modificato ed integrato dal D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205. (5)

Con il successivo correttivo contenuto nel D.Lgs. 3 dicembre 2010 n. 205 (GU n 288 del
10.12.2010) si procedeva ad una ulteriore modifica che manteneva però il medesimo obiettivo perseguito con gli atti normativi precedenti, quello di mantenere soggetti alla disciplina dei rifiuti pericolosi solo quelli con caratteristiche di pericolo per i quali erano previste le soglie limite di pericolosità da H3 a H8, Hl0 e Hl1 e sottrarre alla disciplina dei rifiuti pericolosi quelli aventi come caratteristiche di pericolo H1 , H2, H9,H12, H13, H14.
A tal fine nel nuovo testo normativo senza ulteriori giri di parole e senza più interpolare in modo infelice quanto previsto dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE, si stabiliva che un rifiuto identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a sostanze pericolose, era classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungevano determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto una o più delle proprietà di pericolo di cui all’allegato.
4)

5)

Mauro Sanna, Classificare un rifiuto, Rivista www. Industrieambiente.it – gennaio 2009
Modificato da D.L. 12 maggio 2006, n. 173 conv. con mod. con L. 12 luglio 2006, n. 228; D.Lgs. 8

novembre 2006, n. 284; D.L. 3 ottobre 2006, n. 262 conv. con mod. con L. 24 novembre 2006, n. 286; L. 27 dicembre 2006, n. 296; D.L. 28 dicembre 2006, n. 300, conv. con mod. L. 26febbraio 2007, n. 17; D.P.R. 14 maggio 2007, n. 90; D.Lgs. 9 novembre 2007, n. 205; D.L. 30 ottobre 2007, n. 180, conv. con mod. L. 19 dicembre 2007, n. 243; D.L. 31 dicembre 2007, n. 248; D.Lgs. 16gennaio 2008, n. 4; D.L. 8 aprile 2008, n. 59 conv. con mod. con L. 6giugno 2008, n. 101; D.Lgs. 30 maggio 2008 n. 117; D.L. 23 maggio 2008, n. 90 conv. con mod. con L. 14 luglio 2008, n. 123; D. 16 giugno 2008, n. 131; La Corte costituzionale con sentenza n. 335 dell’8-10 ottobre 2008 ha dichiarato la illegittimità costituzionale parziale dell’ari. 155; D.Lgs. 20 novembre 2008, n. 188; D.L. 3 novembre 2008, n. 171 conv. con mod. con L. 30 dicembre 2008, n. 205; D.L. 6 novembre 2008 n. 172 conv. con mod. con L. 30 dicembre 2008, n. 210; D.L. 30 dicembre 2008. n. 208 conv. con mod. con L. 27febbraio 2009, n. 13; D.Lgs. 16 marz. 2009. n. 30; II D. 14 aprile 2009, n. 56; D.L. 28 aprile 2009, n. 39 conv. con mod. con L. 24 giugno 2009, n. 77; Corte Costituzionale, con sentenza 15 -23 luglio 2009, n. 232; Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 24 luglio 2009, n. 246; Corte Costituzionale, con sentenza 16 – 24 luglio 2009, n. 249, Corte Costituzionale, con sentenza 16-24 luglio 2009, n. 250; L. 23 luglio 2009. n. 99; L 23 luglio 2009, n. 99; D.L. I luglio 2009, n. 78 conv. con mo i con L. 3 agosto 2009, n. 102; D.P.R. 3 agosto 2009, n. 140; D.L. 25 settem bre 2009, n. 135; Corte Costituzionale, con sentenza 25 – 28 gennaio 2010, i 28; D.L. 30 dicembre 2009, n. 194 conv. con mod. con L. 26febbraio 2010, n. 25; L. 25 febbraio 2010, n. 36; D.L. 31 maggio 2010, n. 78 conv. con moc con L. 30 luglio 2010, n. 122; D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104; D.L. 8 luglio 2010. n. 105 conv. con mod. con L. 13 agosto 2010, n. 129; D.Lgs. 29 giugn 2010, n. 128; D.P.R. 7 settembre 2010, n. 168; D.M. 8 novembre 2010, n. 260, D.Lgs. 3 dicembre 2010 n. 205; D.Lgs. 10 dicembre 2010 n. 219.

E’ conseguente che poiché le uniche concentrazioni limite erano quelle previste per le
classi di pericolo da H3,. H4 , H5, H6, H7, H8, H10 e H11 , queste erano di fatto le uniche caratteristiche di pericolo che per lo Stato Italiano erano in vigore, perciò a differenza di quanto stabilito della Decisione, non prendeva in considerazione tutte le classi di pericolo da H1 ad H14, tra le quali appunto erano da comprendere H1, H2, H9, H12, H13 e H14, ma solo quelle per le quali erano già stati previsti i limiti dall’art. 2 della decisione, cioè le
classi di pericolo da H3 a H8, H10 e H11. (6)

TAVOLA E
Punti 3.4. e 5 dell’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 modificato ed integrato
dal D.Lgs. 3 dicembre 2010 n. 205 contenente l’Elenco dei rifiuti istituito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000.

3.4. I rifiuti contrassegnati nell’elenco con un asterisco “*” sono rifiuti pericolosi ai sensi
della direttiva 2008/98/CE e ad essi si applicano le disposizioni della medesima direttiva, a condizione che non trovi applicazione l’articolo 20. Si ritiene che tali rifiuti presentino una o più caratteristiche indicate nell’Allegato III della direttiva 2008/98/CE e, in riferimento ai codici da H3 a H8, H10 e H11 del medesimo allegato, una o più delle seguenti
caratteristiche:
– punto di infiammabilità < o = 55 °C,
– una o più sostanze classificate come molto tossiche in concentrazione totale > o =
0 , 1 %,
– una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%, – una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%,
– una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%,
– una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%,
– una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%,
– una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37 e R38 in concentrazione totale
> o = 2 0 %,

6)
Mauro Sanna, La nuova gestione dei rifiuti, Convegno Frosinone 25. 2 .2011 Multisala Sisto V
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o
= 0 , 1 %,
– una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o =
1 %,
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2)
classificata come R60 o R61 in con-centrazione > o = 0,5%,
– una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3)
classificata come R62 o R63 in concentrazione > o = 5%,
– una sostanza mutagena della categoria 1 o 2 classificata come R46 in concentrazione
> o = 0 , 1 %,
– una sostanza mutagena della categoria 3 classificata come R40 in concentrazione > o
= 1 %;
Ai fini del presente Allegato per “sostanza pericolosa” si intende qualsiasi sostanza che è
o sarà classificata come pericolosa ai sensi della direttiva 67/548/CEE e successive modifiche; per “metallo pesante” si intende qualunque composto di antimonio, arsenico, cadmio, cromo (VI), rame, piombo, mercurio, nichel, selenio, tellurio, tallio e stagno, anche quando tali metalli appaiono in forme metalliche classificate come pericolose.
5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I.
• Atto V : Il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 – Norme in materia di tutela ambientale
modificato ed integrato dal Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2

Con le modifiche all’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 apportate col il. Decreto-
legge 25 gennaio 2012, n. 2 la farsa è arrivata al suo atto finale che non poteva essere altro che ripetere pedissequamente quanto stabilito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000, anche se di questo non c’era alcun bisogno fin dal 2002, almeno che non si volessero perseguire fini diversi da quelli stabiliti dalla Decisione, che in quanto tale non aveva e non ha alcuna necessità di recepimento.

TAVOLA F

Punto 5 dell’allegato D del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 contenente Elenco dei rifiuti
istituito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000 come
modificato ed integrato dal. Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2

5. Se un rifiuto è identificato come pericoloso mediante riferimento specifico o generico a
sostanze pericolose, esso è classificato come pericoloso solo se le sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio, percentuale in peso), tali da conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui all’allegato I. Per le caratteristiche da H3 a H8, H10 e H11, di cui all’allegato I, si applica quanto previsto al punto 3.4 del presente allegato. Per le caratteristiche H1, H2, H9, H12, H13 e H14, di cui all’allegato I, la decisione 2000/532/Ce non prevede al momento alcuna specifica.

Nelle more dell’adozione, da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di uno specifico decreto che stabilisca la procedura tecnica per l’attribuzione della caratteristica H14, sentito il parere dell’Ispra, tale caratteristica viene attribuita ai rifiuti secondo le modalità dell’accordo Adr per la classe 9 — M6 e M7″.

Con il Decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2 dopo 12 anni si è posto così fine alla farsa
messa in scena in Italia al momento della entrata in vigore della Decisione 3 maggio 2000
n 532 (2000/532/CE)

Nel decreto nuove considerazioni limitative sono state però introdotte, rispetto a quanto
previsto dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE, per l’attribuzione della caratteristica di percolo,ecotossico, H14, ma questa è un’altra storia e se ne potrà parlare in seguito.

14 maggio 2012