La normativa italiana e la Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18 ottobre 2012

La normativa italiana e la Sentenza della Corte di Giustizia
Europea del 18 ottobre 2012
di Mauro Sanna

Premessa

La recente Sentenza della Corte di Giustizia Europea (Prima Sezione) del 18 ottobre 2012
ha concluso che, il Regno Unito è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991 non avendo provveduto, da un lato, alla realizzazione di reti fognarie appropriate ai sensi dell’articolo 3, paragrafi 1 e 2, e dell’allegato I, sezione A, della medesima direttiva, concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40) a Whitburn nonché a Beckton e a Crossness a Londra, e, dall’altro, ad un trattamento appropriato delle acque reflue provenienti dagli impianti di trattamento di Beckton, di Crossness e di Mogden a Londra, a norma dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, dell’articolo 10, nonché dell’allegato I, sezione B, della direttiva 91/271, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord non ha perciò adempiuto agli obblighi ad esso incombenti in base a tali disposizioni.
In relazione a quanto evidenziato nella sentenza si prende qui di seguito in esame quanto previsto dalla normativa italiana ed attuato, nella prassi, nella gestione delle variazioni di portata connesse alle acque di pioggia, almeno quando questo viene effettuato in conformità alla normativa, per garantire il rispetto dei limiti previsti dalla direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991 per gli scarichi delle pubbliche fognature.
Sentenza della Corte europea di giustizia emessa dalla prima sezione il 18 ottobre
2012 (causa C-301/10) .

Si riportano qui di seguito alcuni dei passi della sentenza utili a verificare lo stato di
attuazione della stessa da parte della normativa italiana (il riferimento alla sentenza è riportato tra parentesi).
Come risulta dall’ articolo 1, secondo comma, la direttiva 91/271 ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di acque reflue (v. sentenza del 23 settembre 2004, Commissione/Francia, C-280/02, Racc. pag. I-8573, punto 13) -( 47).
Come chiarito dalla sentenza del 23 settembre 2004 (Commissione/Francia, C-280/02,
Racc. pag. I-8573, punto 13), però, l’obiettivo perseguito dalla direttiva 91/271 va al di là della semplice protezione degli ecosistemi acquatici e tende a preservare l’uomo, la fauna, la flora, il suolo, l’acqua, l’aria e il paesaggio da qualsiasi incidenza negativa rilevante connessa alla proliferazione di alghe e di forme superiori di vita vegetale cagionata dagli scarichi di acque reflue urbane (sentenza Commissione/Francia, cit., punto 16). -( 48).
L’allegato I, sezione B, della direttiva 91/271, intitolato «Scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed immessi in acque recipienti», stabilisce i requisiti che gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane
immesse in acque recipienti devono soddisfare. – (49)
Le uniche condizioni poste dalla direttiva che possono influire sul raggiungimento dell’obiettivo previsto, che debbono comunque essere interpretate,considerando quanto
previsto dalla direttiva stessa sono:

 
le nozioni di «prestazioni sufficienti» di cui all’articolo 10 della direttiva 91/271;
la nozione di «piogge [eccezionalmente] abbondanti» di cui alla nota 1 dell’allegato

I alla direttiva;
¡
la nozione di «tecniche migliori che non comportino costi eccessivi» (BTKNEEC) di

cui alla sezione A dell’allegato I alla medesima direttiva.

• Le nozioni di «prestazioni sufficienti»
L’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede unicamente che gli impianti di trattamento
debbano «garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali» e tenere conto delle variazioni stagionali di carico in occasione della progettazione di tali impianti.
A tal proposito la Corte ha già avuto modo di dichiarare la sussistenza di un inadempimento nel caso in cui il tasso di raccolta delle acque reflue urbane o il loro trattamento si elevava all’80%, addirittura al 90% del carico esistente (sentenze del 7 maggio 2009, Commissione/Portogallo, C-530/07, punti 28 e 53, nonché del 14 aprile 2011, Commissione/Spagna, C-343/10, punti 56 e 62). – (51).
Infatti, alla luce dell’obiettivo perseguito dalla direttiva 91/271, il mancato trattamento delle acque reflue urbane non può ammettersi in condizioni climatiche e stagionali normali, salvo privare di significato la direttiva 91/271. -( 52).
Pertanto, per rispondere all’obiettivo di protezione dell’ambiente, è pacifico che la nozione
di «prestazioni sufficienti», sebbene non accompagnata da dati numerici, deve essere interpretata nel senso che, in condizioni climatiche normali e tenuto conto delle variazioni
stagionali, la totalità delle acque reflue urbane deve essere raccolta e trattata. -( 53)
Conseguentemente, il mancato trattamento delle acque reflue urbane può essere tollerato soltanto in occasione di circostanze che esulino dall’ordinario e il regolare verificarsi di scarichi di acque reflue urbane non trattate risulterebbe in contrasto con la direttiva 91/271. -54).

• La nozione di «piogge [eccezionalmente] abbondanti»
Per quanto riguarda la nozione di «piogge [eccezionalmente] abbondanti» di cui alla nota
1 dell’allegato I della direttiva 91/271, si deve sottolineare che tale nozione si applica alle reti fognarie di cui all’articolo 3 di tale direttiva nonché agli impianti di trattamento previsti
all’articolo 4 della medesima. -( 56)
La nota 1 a piè di pagina dell’allegato I, sezione A, della direttiva 91/271, riferita al titolo «Reti fognarie», è del seguente tenore: «Poiché non è possibile costruire reti fognarie e impianti di trattamento in modo che tutte le acque reflue possano venire trattate in situazioni come quelle determinate da piogge singolarmente abbondanti, gli Stati membri decidono le misure per contenere l’inquinamento da tracimazioni dovute a piogge violente. Tali provvedimenti possono essere basati sui tassi di diluizione o sulla capacità rispetto alla portata di tempo asciutto o possono specificare un numero accettabile di tracimazioni all’anno»-( 8).
Con detta nota, il legislatore dell’Unione ha riconosciuto che esistono situazioni in cui tutte le acque reflue urbane non potranno essere raccolte o trattate, rilevando, in particolare, che, in pratica «non è possibile costruire reti fognarie e impianti di trattamento in modo che tutte le acque reflue possano venire trattate» e prevedendo che la mancata raccolta ed il mancato trattamento delle acque reflue possano essere tollerati «in situazioni come quelle determinate da piogge [eccezionalmente] abbondanti». Tuttavia, in tal caso, spetta agli Stati membri decidere «le misure per contenere l’inquinamento da tracimazioni dovute a
piogge violente».-( 56)
Orbene, si deve necessariamente constatare che l’espressione «piogge [eccezionalmente] abbondanti» è menzionata nella nota 1 dell’allegato I della direttiva 91/271 esclusivamente a titolo indicativo, essendo preceduta dall’espressione «in situazioni come quelle». In tal
modo, la mancata raccolta o il mancato trattamento delle acque reflue può essere
ammesso parimenti in altre circostanze. -( 57)
Tuttavia, l’obiettivo perseguito dalla direttiva 91/271 non consente di considerare che tali altre circostanze ricorrano in modo ordinario e corrente a fortiori poiché il termine «[eccezionalmente]» ben indica che la mancata raccolta o il mancato trattamento delle acque reflue non può intervenire in condizioni ordinarie. – (58).
Inoltre, si deve precisare che, qualora uno Stato membro si trovi di fronte ad una situazione eccezionale che non gli consenta di raccogliere o di trattare le acque reflue, esso resta tenuto ad adottare le misure appropriate per contenere l’inquinamento, ai sensi
della nota 1 dell’allegato I della direttiva 91/271. -( 60)
Inoltre, dal momento che la nozione di «piogge [eccezionalmente] abbondanti» non è definita da tale direttiva, la Commissione, nell’ambito del suo controllo del rispetto del diritto dell’Unione, può legittimamente adottare orientamenti e, dato che la Corte non è competente per quantificare obblighi previsti dalla direttiva 91/271, la nozione di «piogge [eccezionalmente] abbondanti» deve pertanto essere valutata alla luce del complesso dei criteri e delle condizioni stabilite da tale direttiva e, segnatamente, della nozione di
BTKNEEC. -( 61)
Inoltre, la Commissione ritiene che l’articolo 10 della direttiva 91/271 richieda che gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane costruiti per soddisfare le esigenze dell’articolo 4 di detta direttiva siano progettati, costruiti, gestiti e mantenuti in modo da
garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali. -( 44)
Ad avviso della Commissione, gli Stati membri sono tenuti ad assicurare che la rete fognaria sia progettata e costruita in modo da raccogliere tutte le acque reflue urbane generate dall’agglomerato che essa serve e devono garantire che esse siano convogliate in vista del loro trattamento. La capacità del sistema di raccolta dovrebbe essere pertanto in grado di tenere conto delle condizioni climatiche naturali (tempo secco, tempo umido, addirittura piovoso), nonché delle variazioni stagionali quali le persone non residenti, i
turisti e le attività economiche stagionali. – (26)
La Commissione ritiene che le «tracimazioni causate da piogge violente», alle quali rinvia l’allegato I, sezione A, della direttiva 91/217, costituiscano parte integrante delle reti fognarie e degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane. Tale direttiva dovrebbe essere interpretata nel senso che essa prevede l’obbligo assoluto di evitare i riversamenti
degli scaricatori di piena salvo circostanze eccezionali. Detta lettura sarebbe infatti
confermata dalla nota 1 dell’allegato I, sezione A, della direttiva 91/271, la quale dispone che, in pratica, non è possibile raccogliere e trattare tutte le acque reflue «in situazioni
come quelle determinate da piogge [eccezionalmente] abbondanti».-( 27)

• La nozione di «tecniche migliori che non comportino costi eccessivi»
(BTKNEEC)
Le BTKNEEC sono le «tecniche migliori che non comportino costi eccessivi» sigla dell’espressione inglese «best technical knowledge not entailing excessive costs») di cui
all’allegato I, sezione A, della direttiva 91/271. – (29)
In terzo luogo, la nozione di BTKNEEC menzionata all’allegato I, sezione A, della direttiva 91/271 dev’essere parimenti esaminata, così come le varie nozioni previste alla direttiva 91/271, alla luce dell’obiettivo di protezione dell’ambiente. Allo stesso modo, si deve rilevare che gli obblighi di tale direttiva che prevedono la raccolta ed il trattamento di tutte le acque reflue, salvo in casi di avvenimenti eccezionali o imprevedibili, debbono essere
rispettati alla scadenza fissata da tale direttiva. – (62)
La nozione di «BTKNEEC», sebbene prevista dall’allegato I, sezione A, della direttiva 91/271 soltanto per quanto riguarda le reti fognarie, costituisce tuttavia una nozione intrinseca al complesso delle disposizioni della direttiva 91/271 diretta a garantire
l’obiettivo di protezione dell’ambiente di quest’ultima, evitando al contempo
un’applicazione troppo rigida delle norme previste. Tale nozione, pertanto, dovrà parimenti essere estesa agli impianti di trattamento, nella parte in cui consente, in taluni casi,
scarichi di acque reflue non trattate, sebbene abbiano effetti negativi sull’ambiente. -( 63)
La nozione di BTKNEEC consente, pertanto, di assicurare il rispetto degli obblighi della direttiva 91/271 senza porre a carico degli Stati membri obblighi irrealizzabili che non
potrebbero adempiere o soltanto a costi sproporzionati. – 64)
Tuttavia, per non pregiudicare il principio secondo il quale tutte le acque reflue urbane devono essere raccolte e trattate, occorre che gli Stati membri invochino soltanto
eccezionalmente la sussistenza di siffatti costi sproporzionati. -( 65)
A tal proposito occorre ricordare che, secondo costante giurisprudenza, uno Stato membro non può eccepire difficoltà pratiche o amministrative per giustificare l’inosservanza degli obblighi e dei termini stabiliti da una direttiva. Lo stesso dicasi per le difficoltà finanziarie
che spetta agli Stati membri superare adottando le misure adeguate (sentenza del 30
novembre 2006, Commissione/Italia, C-293/05, punto 35 e giurisprudenza ivi citata). -( 66) La nozione di BTKNEEC dev’essere esaminata comparando, da un lato, la tecnologia migliore nonché i costi previsti e, dall’altro, i vantaggi che una rete fognaria o un impianto di trattamento di maggiore efficienza può apportare. In tale contesto, i costi occorsi non
possono essere sproporzionati rispetto ai vantaggi procurati. -( 67)
In tale contesto, dovranno essere presi in considerazione, gli effetti sull’ambiente e, in particolare, sulle acque recipienti degli scarichi di acque reflue non trattate. Le conseguenze che tali scarichi producono sull’ambiente consentirebbero così di esaminare la proporzionalità o meno dei costi che devono essere sostenuti per realizzare i lavori necessari affinché tutte le acque reflue urbane siano trattate rispetto al vantaggio che ciò
apporterebbe all’ambiente. – ( 68)
Nel caso in cui la raccolta ed il trattamento del complesso delle acque reflue risultassero impossibili o assai difficili, spetterà allo Stato membro interessato dimostrare che i requisiti
per l’applicazione della nozione di BTKNEEC sono soddisfatti. -(69)
La normativa italiana

♦ Delibera 4 febbraio 1977:
Allegato IV Norme tecniche generali per la regolamentazione dell’installazione e
dell’esercizio degli impianti di fognatura e depurazione (suppl. ord. G.U. n 48 del 21
febbraio 1977)
Premessa
Le norme si riferiscono agli impianti di fognatura e depurazione che verranno costruiti
dopo la data di entrata in vigore delle norme stesse. Per gli impianti esistenti dovranno essere gradualmente adottate misure correttive, tendenti al allinearli alla normativa richiesta per i nuovi impianti.
Tale gradualità verrà definita dalle regioni nel quadro dei compiti ad esse attribuiti dall’art. 4 della legge n. 319.
Le norme si applicano anche all’ampliamento di impianti esistenti e nell’esercizio di questi ultimi.

Impianti di fognatura
Per impianto di fognatura si intende il complesso di canalizzazioni, generalmente sotterranee, atte a raccogliere ed allontanare da insediamenti civili e/o produttivi le acque superficiali (meteoriche, di lavaggio, ecc.) e quelle reflue provenienti dalle attività umane in generale. Le canalizzazioni funzionano a pelo libero; in tratti particolari il loro funzionamento può essere in pressione (condotte di mandata da stazioni di sollevamento, attraversamenti in sifoni, ecc.).
Una rete di fognatura può essere a sistema misto quando raccoglie nella stessa canalizzazione sia le acque di tempo asciutto, che quelle di pioggia, ed a sistema separato se le acque reflue vengono raccolte in una apposita rete distinta da quella che raccoglie le acque superficiali.
Le canalizzazioni, in funzione del ruolo che svolgono nella rete fognaria, sono distinte
secondo la seguente terminologia:

fogne: canalizzazioni elementari che raccolgono le acque provenienti da fognoli di

allacciamento e/o da caditoie, convogliandole ai collettori;

collettori: canalizzazioni costituenti l’ossatura principale della rete che raccolgono le

acque provenienti dalle fogne e, allorché conveniente, quelle ad essi direttamente addotte
da fognoli e/o caditoie. I collettori a loro volta confluiscono in un emissario;

emissario: canale che, partendo dal termine della rete, adduce le acque raccolte al

recapito finale.
1) Le canalizzazioni fognarie e le Opere d’arte connesse devono essere impermeabili
alla penetrazione di acque dall’esterno e alla fuoriuscita di liquami dal loro interno nelle previste condizioni di esercizio. Le sezioni prefabbricate devono assicurare la impermeabilità dei giunti di collegamento e la linearità del piano di scorrimento. La impermeabilità del sistema fognario deve essere attestata da appositi certificati di collaudo.
2) Le canalizzazioni e le opere d’arte connesse devono resistere alle azioni di tipo
fisico, chimico e biologico eventualmente provocate dalle acque reflue e/o superficiali correnti in esse. Tale resistenza potrà essere assicurata sia dal materiale costituente le canalizzazioni, che da idonei rivestimenti. L’impiego del materiale di rivestimento e delle sezioni prefabbricate è ammesso solo su presentazione di apposita dichiarazione di garanzia debitamente documentata, della ditta di fabbricazione. Le canalizzazioni
costituite da materiali metallici devono, inoltre, risultare idoneamente protette da eventuali
azioni aggressive provenienti sia dall’esterno, che dall’interno delle canalizzazioni stesse. Il regime delle velocità delle acque nelle canalizzazioni deve essere tale da evitare sia la formazione di depositi di materiali, che l’abrasione delle superfici interne. I tempi di permanenza delle acque nelle canalizzazioni non devono dar luogo a fenomeni di settizzazioni delle acque stesse.
3) Manufatti di ispezione devono di norma essere previste ad ogni confluenza di
canalizzazione in un’altra, ad ogni variazione planimetrica tra due tronchi rettilinei, ad ogni variazione di livelletta ed in corrispondenza di ogni opera d’arte particolare. Il piano di scorrimento nei manufatti deve rispettare la linearità della livelletta della canalizzazione in uscita dai manufatti stessi. I manufatti di cui sopra devono avere dimensioni tali da considerare l’agevole accesso al personale addetto alle operazioni di manutenzione e controllo. Lungo le canalizzazioni, al fine di assicurare la possibilità di ispezione e manutenzione, devono disporsi manufatti a distanza mutua tale da permettere l’agevole intervento del personale addetto.
4) Le caditoie devono essere munite di dispositivi idonei ad impedire l’uscita dalle
canalizzazioni di animali vettori e/o di esalazioni moleste. Esse devono essere disposte a distanza mutua, tale da consentire la veloce evacuazione nella rete di fognatura delle acque di pioggia e comunque in maniera da evitare ristagni di acque sulle sedi stradali o sul piano di campagna.
5) Tutti gli allacciamenti previsti alle reti pubbliche devono essere muniti di idonei
manufatti, le cui dimensioni ed ubicazione devono permettere una agevole ispezionabilità al personale addetto alle operazioni di manutenzione e controllo.
6) Gli scaricatori di piena da reti di tipo misto devono essere dimensionati in modo tale
da assicurare che le acque scaricate presentino una diluizione compatibile con le caratteristiche e con l’uso del ricettore. I rapporti di diluizione e le modalità di scarico verranno stabiliti dagli Enti competenti alla autorizzazione allo scarico.
7) Le stazioni di sollevamento devono essere sempre munite di un numero di
macchine tale da assicurare una adeguata riserva. I tempi di attacco e stacco delle macchine devono consentire la loro utilizzazione al meglio delle curve di rendimento ed al minimo di usura, tenendo conto che i periodi di permanenza delle acque nelle vasche di adescamento non determinino fenomeni di setticizzazione delle acque stesse. Le stazioni
di sollevamento devono essere muniti o collegate ad idonei scaricatori di emergenza, tali
da entrare autonomamente in funzione in caso di interruzione di fornitura di energia. Qualora per ragioni plano-altimetriche non risulti possibile la installazione di scaricatori di emergenza, le stazioni di sollevamento devono, in aggiunta alla normale alimentazione di energia, essere munite di autonomi gruppi energetici, il cui stato di manutenzione deve essere attestato dalle annotazioni riportate su apposito registro. Autonomi gruppi energetici devono, inoltre, essere previsti in tutti quei casi in cui il ricettore, dove potrebbe sversare lo scarico di emergenza, è sottoposto a particolari vincoli.
8) La giacitura nel sottosuolo delle reti fognarie deve essere realizzata in modo tale da
evitare interferenze con quella di altri sottoservizi. In particolare le canalizzazioni fognarie devono sempre essere tenute debitamente distanti ed al di sotto delle condotte di acqua potabile.
9) Quando per ragioni plano-altimetriche ciò non fosse possibile, devono essere
adottati particolari accorgimenti al fine di evitare la possibilità di interferenze reciproche.
10) Lo studio di una rete di fognatura deve sempre riferirsi per gli elementi di base
(previsioni demografiche ed urbanistiche, dotazioni idriche, dati pluviometrici, tipologia portata e qualità dei liquami, etc.) a dati ufficiali o comunque resi tali da apposita dichiarazione delle competenti autorità.
11) La scelta del tipo di materiale delle canalizzazioni deve essere effettuata sulla base
delle caratteristiche idrauliche, della resistenza statica delle sezioni, nonché in relazione alla tipologia ed alla qualità dei liquami da convogliare. Le canalizzazioni devono essere sempre staticamente verificate ai carichi esterni permanenti ed accidentali, tenendo conto anche della profondità di posa e delle principali caratteristiche geotecniche dei terre i di posa e di ricoprimento.
12) L’ente gestore della fognatura deve predisporre un idoneo programma di interventi
di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete di fognatura gestita. Tale programma deve, in particolare, definire gli intervalli di tempo entro i quali effettuare le normali operazioni di spurgo della rete nonché le verifiche concernenti sia le condizioni statiche dei manufatti che lo stato di usura dei rivestimenti. L’attuazione di detto programma deve risultare da specifiche annotazioni da riportarsi su apposito registro. L’ente gestore deve, inoltre, disporre di una planimetria quotata sviluppata in una scala adeguata che permetta la chiara individuazione della rete fognante gestita. La stessa planimetria deve riportare lo
schema della rete di distribuzione dell’acqua potabile. La planimetria di cui sopra deve
risultare costantemente aggiornata

♦ D.P.C.M: 4 marzo 1996
Disposizioni in materia di risorse idriche (G.U. 14-3-1996, n.62)

Paragrafo 8.3.1: Depurazione
Gli scarichi delle acque di fognatura immesse nel corpo ricettore debbono essere conformi ai requisiti di qualità fissati dalle vigenti normative. Nel caso di fognature miste l’obbligo è esteso agli scarichi delle acque meteoriche fino al limite di diluizione stabilito in convenzione, espresso come multiplo della portata media di tempo asciutto, che consente il rispetto dei limiti normativi.
Tale limite, in assenza di diverse e puntuali indicazioni, non può essere inferiore a tre volte la portata media di tempo asciutto.

♦ D.Lgs. 3 aprile 2006 n 152 Norme in materia ambientale

Articolo 74b: Definizioni
i) acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche,
di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie,
anche separate, e provenienti da agglomerato;1
l) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano al di sotto della superficie del suolo,
nella zona di saturazione e in diretto contatto con il suolo e il sottosuolo;
n) agglomerato: l’area in cui la popolazione, ovvero le attività produttive, sono concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che economicamente in rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento […] delle acque
reflue urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di recapito finale; (2)
ii) trattamento appropriato: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo ovvero un sistema di smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformità dei corpi idrici recettori ai relativi obiettivi di qualità ovvero sia conforme alle disposizioni della parte
terza del presente decreto;

1
Lettera così sostituita dall’art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 4/2008.
2) Lettera così modificata dall’art. 2, comma 3, del D.Lgs. n. 4/2008.
ll) trattamento primario: il trattamento delle acque reflue che comporti la sedimentazione
dei solidi sospesi mediante processi fisici e/o chimico-fisici e/o altri, a seguito dei quali prima dello scarico il BOD5 delle acque in trattamento sia ridotto almeno del 20 per cento
ed i solidi sospesi totali almeno del 50 per cento;
mm) trattamento secondario: il trattamento delle acque reflue mediante un processo che in genere comporta il trattamento biologico con sedimentazione secondaria, o mediante altro processo in cui vengano comunque rispettati i requisiti di cui alla tabella 1 dell’Allegato 5
alla parte terza del presente decreto;

Articolo 100: Reti fognarie
1. Gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2.000 devono essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane.
2. La progettazione, la costruzione e la manutenzione delle reti fognarie si effettuano adottando le migliori tecniche disponibili e che comportino costi economicamente
ammissibili, tenendo conto, in particolare:
a) della portata media, del volume annuo e delle caratteristiche delle acque reflue
urbane;
b) della prevenzione di eventuali fenomeni di rigurgito che comportino la fuoriuscita
delle acque reflue dalle sezioni fognarie;
c) della limitazione dell’inquinamento dei ricettori, causato da tracimazioni originate
da particolari eventi meteorici.
3. Per insediamenti, installazioni o edifici isolati che producono acque reflue domestiche, le regioni individuano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale, indicando i tempi di adeguamento degli scarichi a detti sistemi.

Articolo 106: Scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici ricadenti in aree sensibili
1. Ferme restando le disposizioni dell’articolo 101, commi 1 e 2, le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in acque recipienti individuate quali aree sensibili, devono essere sottoposte ad un trattamento più spinto di quello previsto dall’articolo 105, comma 3, secondo i requisiti specifici indicati nell’Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nelle aree sensibili in cui può essere
dimostrato che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane è pari almeno al settantacinque per cento per il fosforo totale oppure per almeno il settantacinque per cento per l’azoto totale.
3. Le regioni individuano, tra gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane situati all’interno dei bacini drenanti afferenti alle aree sensibili, quelli che, contribuendo all’inquinamento di tali aree, sono da assoggettare al trattamento di cui ai commi 1 e 2 in funzione del raggiungimento dell’obiettivo di qualità dei corpi idrici ricettori.
Conclusioni

Dall’esame di quanto previsto dalle diverse norme risulta evidente come la normativa
italiana abbia affrontato il problema della variazioni di portata connesse alle acque di pioggia fin dal 1977 con la Delibera Interministeriale del C.I.T.A.I. del 4 febbraio 1977, che conteneva la normativa tecnica di attuazione della Legge 10.5.1976, prevedendo modalità di gestione della portata connesse alle acque di pioggia conformi a quanto previsto dalla direttiva 91/271.
Si riassumono qui di seguito le modalità generalmente utilizzate in Italia nella gestione delle variazioni di portata connesse alle acque di pioggia, almeno quando questo avviene in conformità alla normativa, al fine di garantire il rispetto dei limiti previsti per gli scarichi delle pubbliche fognature.

• La gestione delle variazioni di portata connesse con le acque di pioggia
“L’entità di tali variazioni dipende da molti fattori quali il tipo di precipitazione, il tipo di rete
fognaria e l’estensione e le caratteristiche della superficie drenata. Comunque, frequentemente la portata delle acque di pioggia è molte volte superiore alla portata nera media e difficilmente valutabile in linea generale.
Il trattamento completo delle acque di pioggia improponibile per gli impianti di depurazione oltre che per motivi di costo, perche, a parte le acque di prima pioggia, il livello di inquinamento di queste acque può non essere tale da giustificare una depurazione del tipo di quella effettuata sulle acque nere.
Inoltre un impianto dimensionato per accogliere le acque di pioggia sarebbe notevolmente
sottocaricato nelle condizioni normali di funzionamento e opererebbe in modo non
adeguato, a meno che non sia realizzato con particolari criteri di progettazione che ne rendano possibile l’esercizio su linee separate.
D’altro canto, in un impianto dimensionato per le situazioni di tempo asciutto, in condizioni di pioggia l’elevata portata trascinerebbe fuori dalle vasche di ossidazione e di sedimentazione secondaria tutta la biomassa attiva rendendo l’impianto inefficiente per i giorni i successivi e richiedendo un nuovo periodo di avviamento.
Per queste ragioni la pratica generale è quella di limitare la portata in arrivo a valori prestabiliti; in tal modo è possibile avviare all’impianto le acque di prima pioggia mentre gran parte delle acque di pioggia possono essere scaricate attraverso una condotta by- p a ss.
Evidentemente, operando in questo modo, insieme alle acque di pioggia viene scaricata una certa quantità di acque nere, anche se notevolmente diluite.
Nel caso di impianti di depurazione medio-grandi, generalmente viene avviata al trattamento primario una portata non superiore a cinque volte la portata media (Qm) mentre, utilizzando un secondo sfioro posto in testa ai trattamenti secondari la portata inviata al biologico non supera in genere il valore di 2,5 – 3 Qm.
Per i piccoli impianti i valori delle portate, sulla base di guanto detto precedentemente, potranno essere più elevati di quelli sopra riportati, in ogni caso le decisioni relative dovranno essere prese caso per caso sulla base dell’analisi delle caratteristiche degli
scarichi e dei limiti imposti sull’effluente.” (3)
Si dovrà inoltre tenere conto anche delle caratteristiche delle acque del corpo ricettore e dell’uso a cui esse sono destinate.
3) La depurazione degli scarichi, A.C. Di Pinto, M. Floccia, M. Sanna – Roma 1988, Edizioni delle Autonomie