La nuova disciplina della responsabilità amministrativa delle società (D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121)

La nuova disciplina della responsabilità amministrativa delle

società (D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121)

Cecilia Sanna

Con la modifica apportata al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 dal D.Lgs. 7 luglio

2011, n. 121, entrato in vigore il 16.08.2011 in attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, è stata prevista la disciplina della responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.

L’art 25-undecies del D.Lgs. 7 luglio 2011, n. 121, ha individuato, tra i reati ambientali, già previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, numerosi reati in materia di tutela delle acque, tutela dell’aria e gestione dei rifiuti, per i quali la società e’ responsabile nel caso essi siano commessi nel suo interesse o a suo vantaggio (tavola A).

Il D.Lgs. 121/2011, ai fini della applicazione delle nuove sanzioni, ha individuato i diversi soggetti che possono intervenire nella commissione del reato (tavola B).

Con l’introduzione del modello organizzativo, ha anche previsto le condizioni, sulla base delle quali, nel caso che i reati sopradetti siano commessi dai soggetti apicali o da quelli subordinati, la società non risponda degli stessi.

Infatti, elemento fondamentale perché non vi sia la responsabilità della società è che questa abbia adottato e gestito il modello organizzativo secondo quanto previsto dagli artt. 6 e 7 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

Il modello, introdotto per i reati ambientali dal luglio 2011, che prevede un sistema di organizzazione interna (autorganizzazione) dell’impresa per scongiurare i reati ambientali, non è perciò obbligatorio per l’impresa, ma rappresenta un onere indispensabile per le società, perché esse siano esenti, dalla data suddetta, dai reati ambientali individuati dall’art.25-undecies (tavola C).

Anche se il D.Lgs. 121/2011, a differenza di quanto previsto in materia di reati nel campo della sicurezza sul lavoro, non ha previsto un modello standard per l’autorganizzazione dell’impresa ai fini di prevenire i reati ambientali, restano però valide ed applicabili le condizioni che esso deve prevedere, elencate dall’art. 6 c. 2 del D.Lgs. 231/2001, nonché le condizioni di applicazione a cui esso deve essere assoggettato contenute nell’art 7del medesimo D.Lgs.. Perciò, le società che lo ritengano utile se non necessario, si dovranno dotare di questo

nuovo modello di organizzazione, considerando anche il fatto che, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alla norma UNI EN ISO 14001 ovvero al Regolamento EMAS, che possono essere utilizzati ai fini della individuazione dei contenuti dei modelli organizzativi, non possono però essere considerati essi stessi, per la loro configurazione, modelli organizzativi per gli scopi previsti dal D.Lgs. 121/2011 e non escludono quindi la responsabilità della società per i reati ambientali.

Il D.Lgs. ha individuato le condizioni in presenza delle quali in caso di commissione dei reati sopra detti da parte di soggetti apicali o di vertice, nell’interesse o a vantaggio della società, è sempre configurabile a priori la responsabilità della società, sia che si tratti di condotte colpose che dolose (tavola D).

Il medesimo D.Lgs. ha anche individuato le condizioni che devono sussistere e che devono essere provate, perché sia configurabile la responsabilità della società quando la commissione dei reati sopra detti sia determinata da soggetti in posizione ordinata, sempre nel caso in cui l’evento sia avvenuto nell’interesse o a vantaggio della società st e ssa .

A differenza dei reati commessi dai soggetti apicali, se l’evento avvenuto è da addebitare a soggetti in posizione ordinata, il decreto ha previsto che, perché la responsabilità del reato ricada sulla società, è necessario dimostrare che esso è stato reso possibile dall’inosservanza degli organi di direzione o vigilanza o che non sia stato adottato il modello organizzativo, che esso sia stato eluso e che i soggetti ordinati abbiano agito per interesse proprio o di terzi (inversione dell’ onere della prova).

Tavola A. Reati ambientali art. 25-undecies previsti dal D.Lgs. 152/2006 e relative

sanzioni pecuniarie*,**

1) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dei seguenti commi:

articolo 137 comma 3: chiunque, effettui uno scarico di acque reflue industriali

contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze

indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del D.Lgs. 152/2006 senza osservare le prescrizioni dell’autorizzazione, o le altre prescrizioni dell’autorità

competente;

articolo 137 comma 5 primo periodo: chiunque in relazione alle sostanze indicate

nella tabella 5 dell’Allegato 5 alla parte terza del D.Lgs. 152/2006, nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell’Allegato 5 alla parte terza del D.Lgs. 152/2006, oppure i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o

dall’Autorità competente;

articolo 137 comma 13: se lo scarico nelle acque del mare da parte di navi od

aeromobili contiene sostanze o materiali per i quali è imposto il divieto assoluto di sversamento ai sensi delle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali vigenti in materia e ratificate dall’Italia, salvo che siano in quantità tali da essere resi rapidamente innocui dai processi fisici, chimici e biologici, che si verificano naturalmente in mare e purché in presenza di preventiva autorizzazione da parte

dell’autorità competente;

2) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote per la violazione dei seguenti

commi:

articolo 137 comma 2: chiunque apra o comunque effettui nuovi scarichi di acque

reflue industriali contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei

gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del D.Lgs. 152/2006, senza autorizzazione, oppure continui ad effettuare o mantenere

detti scarichi dopo che l’autorizzazione sia stata sospesa o revocata;

articolo 137 comma 5 secondo periodo: se sono superati anche i valori limite fissati

per le sostanze contenute nella tabella 3/A dell’Allegato 5 alla parte terza del D.Lgs.

152/2006;

articolo 137 comma 11: chiunque non osservi i divieti di scarico previsti dagli articoli

103 e 104;

3) la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote per la violazione dei seguenti

commi:

articolo 256 comma 1, lettera a): chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto,

recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti non pericolosi in

mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione;

articolo 256 comma 6, primo periodo: chiunque effettua il deposito temporaneo

presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, con violazione delle

disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003, n. 254;

4) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dei seguenti commi:

articolo 256 comma 1, lettera b): chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto,

recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti pericolosi in

mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione;

articolo 256 comma 3, primo periodo: chiunque realizza o gestisce una discarica non

autorizzata;

articolo 256 comma 5: chiunque effettua attività non consentite di miscelazione di

rifiuti;

5) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote per la violazione dell’articolo 256

comma 3, secondo periodo: chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata

destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi;

6) la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote per la violazione dell’articolo 257

comma 1: chiunque cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità

competente nell’ambito del procedimento di cui agli articoli 242 e seguenti;

7) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dell’articolo 257 comma 2: se l’inquinamento di cui al comma 1 è provocato da sostanze

pericolose;

8) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo: chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e chi fa uso di un certificato falso durante il

trasporto;

9) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dell’articolo 259, comma 1: chiunque effettua una spedizione di rifiuti costituente traffico illecito ai sensi dell’articolo 26 del regolamento (CEE) 1° febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell’Allegato II del citato regolamento in

violazione dell’articolo 1, comma 3, lettere a), b), c) e d), del regolamento stesso;

10) la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote per il delitto di cui all’articolo

260:

– nel caso previsto dal comma 1: Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto,

con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce

abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti;

– nel caso previsto dal comma 2: se si tratta di rifiuti ad alta radioattività, la sanzione

pecuniaria da quattrocento a ottocento quote;

11) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote per la violazione

dei seguenti commi:

articolo 260-bis comma 6: colui che, nella predisposizione di un certificato di analisi

di rifiuti, utilizzato nell’ambito del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi inserisce un certificato falso nei dati da fornire ai fini

della tracciabilità dei rifiuti;

articolo 260-bis comma 7 secondo e terzo periodo: il trasportatore che omette di

accompagnare il trasporto dei rifiuti pericolosi con la copia cartacea della scheda

SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che identifica le caratteristiche e colui che, durante il trasporto, fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false

indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei

rifiuti trasportati;

articolo 260-bis comma 8, primo periodo: il trasportatore che accompagna il trasporto

di rifiuti con una copia cartacea della scheda SISTRI – AREA Movimentazione

fraudolentemente alterata;

12) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote per la violazione dell’articolo

260-bis comma 8, secondo periodo: il trasportatore che accompagna il trasporto di

rifiuti       pericolosi        con      una      copia       cartacea       della       scheda       SISTRI       –     AREA

Movimentazione fraudolentemente alterata;

13) la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote per la violazione dell’articolo

279, comma 5: chi, nell’esercizio di uno stabilimento, viola i valori limite di emissione se e determina anche il superamento dei valori limite di qualità dell’aria previsti dalla vigente.

* E’ comunque disposta la confisca del profitto che l’ente ha tratto dal reato, anche nella forma per

equivalente.

** Art. 8. Autonomia delle responsabilità dell’ente

  1. La responsabilità dell’ente sussiste anche quando:
  2. a) l’autore del reato non e’ stato identificato o non e’ imputabile; b) il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia.
  3. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell’ente quando e’ concessa amnistia per un reato in relazione al quale e’ prevista la sua responsabilità e l’imputato ha rinunciato alla sua applicazione. 3. L’ente può rinunciare all’amnistia.

Tavola B. Soggetti individuati dal D.Lgs. 121/2011. *

  1. a) Enti forniti di personalità giuridica e società e associazioni anche prive di personalità

giuridica;**,***

  1. b) persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione

dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso (

soggetti in posizione apicale);

  1. c) persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di una delle figure in posizione apicale

di cui alla lettera b ( soggetti sottoposti all’altrui direzione).

* Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

** L’ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto (art. 2. Principio di legalità).

*** L’ente e’ responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio (art. 5.

Responsabilità dell’ente)

Tavola C. Esigenze che devono essere soddisfatte dal modello organizzativo

  1. a)
  2. b) c)
  1. d)
  1. e)
  1. f)
  1. g)
  1. h)
  2. i)
  1. j)
  1. k)

individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;

prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione;

prevedere specifici protocolli diretti all’attuazione delle decisioni dell’ente in

relazione ai reati da prevenire;

individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la

commissione dei reati;

prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a

vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli;

introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle

misure indicate nel modello;

prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione dell’organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell’attività nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di

rischio;

prevedere una verifica periodica dell’attuazione efficace del modello;

prevedere per l’efficace attuazione del modello la modifica dello stesso quando

siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni;

prevedere per l’efficace attuazione del modello la modifica dello stesso quando

intervengano mutamenti nell’organizzazione o nell’attività;

prevede per l’efficace attuazione del modello un sistema disciplinare idoneo a

sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello;

Tavola D. Motivi di esenzione per l’ente per reati commessi da soggetti in posizione

apicale*

  1. a) l’organo dirigente ha adottato, prima della commissione del fatto, modelli di

organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

  1. b) l’organo dirigente ha efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli

di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

  1. c) l’organo dirigente ha individuato un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di

iniziativa e di controllo;**

  1. d) l’organo dirigente ha affidato il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei

modelli di curare il loro aggiornamento all’organismo dell’ente individuato;

  1. e) l’organo dirigente ha affidato il compito di curare l’aggiornamento dei modelli a un

organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

  1. f) il reato è stato commesso dalle persone eludendo fraudolentemente i modelli di

organizzazione e di gestione;

  1. g) non vi e’ stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo dell’ente;
  2. h) le persone (soggetti in posizione apicale) indicate hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

*Persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che

esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso

**Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall’organo dirigente.