Sottoprodotti e terre e rocce da scavo. Decreto 10 agosto 2012, n. 161.

Sottoprodotti e terre e rocce da scavo.
Decreto 10 agosto 2012, n. 161.
Mauro Sanna

I sottoprodotti

La qualifica di un materiale residuale di un processo produttivo come sottoprodotto è
funzione del rispetto di determinati vincoli posti dalla normativa italiana e comunitaria, di natura formale e sostanziale.
Questi vincoli che riguardano sia l’impianto in cui si origina il materiale residuo, che l’impianto in cui esso sarà impiegato in sostituzione di una materia prima per ottenere un altro prodotto finale, stabiliscono le condizioni nel rispetto delle quali esso può essere impiegato e qualificato come tale.
Tali condizioni, costituenti la disciplina dei sottoprodotti, che di fatto è una disciplina di
deroga a quella generale dei rifiuti, sono perciò vincolanti e non derogabili. 12
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Articolo 5 direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008

Sottoprodotti
1. Una sostanza od oggetto derivante da un processo di produzione il cui scopo primario non è la
produzione di tale articolo può non essere considerato rifiuto ai sensi dell’articolo 3, punto 1, bensì
sottoprodotto soltanto se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
a) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà ulteriormente utilizzata/o;
b) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzata/o direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso
dalla normale pratica industriale;
c) la sostanza o l’oggetto è prodotta/o come parte integrante di un processo di produzione e
d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti
pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
2. Sulla base delle condizioni previste al paragrafo 1, possono essere adottate misure per stabilire i
criteri da soddisfare affinché sostanze o oggetti specifici siano considerati sottoprodotti e non rifiuti ai
sensi dell’articolo 3, punto 1. Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva, integrandola, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 39, paragrafo 2.
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Elementi elaborati nel tempo dalla Corte di Giustizia Europea e dall’OCSE da verificare, per poter

escludere o meno una sostanza, un materiale o un bene residuale di un ciclo di produzione o di consumo
dalla disciplina dei rifiuti.
Il valore economico complessivo del materiale è negativo?
È richiesto un trattamento ulteriore prima che il materiale possa venire utilizzato direttamente?
Infatti, solo in questo modo, il materiale residuale del quale il detentore non si disfa o ha
l’intenzione o l’obbligo di disfarsi, ma che invece riutilizzerà direttamente ed in modo legale, senza alcun trattamento diverso dalla normale pratica industriale, non sarà da qualificare rifiuto, ma sottoprodotto.
Poiché, come previsto anche al punto a) dell’art. 184-bis del D.Lgs. 152/06, i materiali o gli oggetti che possono costituire un sottoprodotto sono dei materiali residuali di processi produttivi destinati di per sé ad ottenere prodotti da commercializzare, con caratteristiche merceologiche chimiche, fisiche, biologiche precise ed in quantità predeterminata e per l’ottenimento dei quali sono stati fatti gli investimenti, il materiale residuale è perciò solo una conseguenza della produzione del prodotto desiderato.
Pertanto, la qualità del materiale residuale, in generale non avrà caratteristiche standard, ma queste saranno aleatorie e variabili in funzione dei condizionamenti impartiti al processo produttivo ai fini di ottenere il prodotto desiderato, ed anche la quantità prodotta non sarà determinata dalla richiesta del mercato, né pertanto programmata a priori.
A causa di queste variabili incontrollate o comunque non predefinite, per l’impiego del materiale residuale sussiste l’alea che esso non sia utilizzato in modo corretto, ma sia utilizzato in modo irresponsabile con grave pregiudizio per l’igiene e per l’ambiente per le sostanze inquinanti contenute, o per produrre materiali non conformi agli standard per essi previsti.
Proprio per prevenire tali situazioni negative la normativa italiana e comunitaria ha previsto le condizioni che devono essere rispettate perché un materiale residuale possa essere qualificato come sottoprodotto e quindi sia escluso dalla disciplina dei rifiuti.
La norma generale che disciplina il sottoprodotto è quella contenuta nell’art. 184 bis c. 1 del D.Lgs. 152/06, che prevede le condizioni che devono essere contemporaneamente soddisfatte, nessuna esclusa, perché un materiale residuale possa essere qualificato
Il materiale è ancora idoneo all’uso cui è stato originariamente destinato?
L’uso del materiale presenta una compatibilità ambientale analoga a quella di un prodotto primario?
L’uso del materiale in un processo di produzione causa rischi maggiori per la salute umana o per
l’ambiente rispetto all’uso della materia prima corrispondente? La produzione del materiale è soggetta a controllo di qualità?
Il materiale è prodotto intenzionalmente?
Il materiale può essere utilizzato nella sua forma attuale o allo stesso modo come materia prima
senza essere soggetto ad operazioni di recupero?
Il materiale può essere usato solo dopo essere stato sottoposto ad un’operazione di recupero?
sottoprodotto e il cui contenuto è stato puntualizzato nella recente sentenza della Corte di
Cassazione (Cass. Pen. Sez. III n 17453 del 10.5.2012 , ud.17.4.2012):
a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte
integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un
successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore
trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

Perciò, al fine di verificare se un determinato materiale residuale soddisfi o meno la
definizione di sottoprodotto, e sia possibile il suo utilizzo diretto tal quale in un ciclo di produzione, senza che sia necessario sottoporlo ad un preventivo trattamento, ed esso sia compatibile con la tutela dell’ambiente e della salute, si dovrà valutare e verificare caso per caso che sussistano le suddette condizioni.
L’esclusione di un materiale residuale dal regime dei rifiuti, dipenderà infine dalla certezza che la produzione, la lavorazione ed il suo utilizzo e, più in generale, l’insieme delle condizioni esistenti negli stabilimenti e negli impieghi interessati, rispettino le indicazioni e le prescrizioni stabilite dai BREF di settore, sia per le tecnologie impiegate che per i sistemi di depurazione utilizzati affinché le emissioni liquide solide e gassose prodotte siano conformi alle normative in materia.
Inoltre, perché un materiale residuale possa sostituire, in un processo produttivo di destinazione, la materia prima normalmente impiegata, le sue caratteristiche dovranno anche risultare conformi alle Norme UNI che caratterizzano e definiscono tale materia prima.

Terre e rocce da scavo

L’art. 184 bis del D.Lgs. 152/06, al comma 2, ha anche previsto che sulla base delle
condizioni sopra elencate, riportate nel comma 1, possano essere adottati criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti.
E’ previsto che all’adozione di tali criteri si provveda con uno o più decreti del Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria.
Le condizioni contenute nel Decreto 10 agosto 2012 , n. 161 rappresentano appunto i criteri qualitativi e quantitativi da soddisfare, affinché le terre e rocce da scavo, considerata la loro specificità, possano essere considerate sottoprodotti e non rifiuti.
Tale regolamentazione, che non può che essere integrativa ed esplicativa di quella stabilita dall’art. 184 bis del D.Lgs. 152/06, al comma 1, e solo in questo ambito potrà essere presa in considerazione ed essere considerata valida, va a sostituire quanto già previsto dall’articolo 186 del decreto legislativo n. 152 del 2006.
Infatti, in forza dell’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo n. 205 del 2010, come modificato dalla legge 24 marzo 2012, n.27, era previsto che, dalla data di entrata in vigore del regolamento adottato ai sensi dell’articolo 49 del decreto legge n.1 del 2012, l’articolo 186 fosse abrogato.
I criteri contenuti nel decreto, perciò, come stabilito dall’art. 184 bis c.2 devono comunque risultare conformi a quanto previsto dal citato art. 184 bis c.1, né d’altra parte, anche in relazione a quanto stabilito dalla normativa comunitaria, può essere altrimenti.
Questa condizione è ribadita dallo stesso D.M. che nelle premesse rinvia all’articolo 184
bis del decreto legislativo n.152 del 2006 che, al comma 1, indica le condizioni per le quali
sostanze od oggetti non sono un rifiuto bensì sottoprodotti ai sensi dell’articolo 183, comma 1 e all’art 1 prevede che Ai fini del presente Regolamento si applicano le definizioni di cui all’articolo 183, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche e integrazioni, tra le quali è appunto compresa quella di
sottoprodotto (lett qq) che rinvia di fatto all’articolo 184-bis.
Tale definizione è poi integrata da altre definizione riportate nel decreto stesso attinenti le
terre e rocce da scavo.3

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Articolo 1 Decreto 10 agosto 2012, n. 161 (Definizioni)

1. Ai fini del presente Regolamento si applicano le definizioni di cui all’articolo 183, comma 1, del decreto
legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche e integrazioni, integrate con le seguenti:
a. «opera»: il risultato di un insieme di lavori di costruzione, demolizione, recupero, ristrutturazione,
restauro, manutenzione, che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica ai sensi dell’articolo 3,
comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modifiche e integrazioni;
b. «materiali da scavo»: il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla
realizzazione di un’opera quali, a titolo esemplificativo:
– scavi in genere (sbancamento, fondazioni, trincee, ecc.);
– perforazione, trivellazione, palificazione, consolidamento, ecc.;
– opere infrastrutturali in generale (galleria, diga, strada, ecc.);
– rimozione e livellamento di opere in terra;
– materiali litoidi in genere e comunque tutte le altre plausibili frazioni granulometriche provenienti da
escavazioni effettuate negli alvei, sia dei corpi idrici superficiali che del reticolo idrico scolante, in
zone golenali dei corsi d’acqua, spiagge, fondali lacustri e marini;
– residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla
realizzazione di un’opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o poliacrilamide).
I materiali da scavo possono contenere, sempreché la composizione media dell’intera massa non presenti
concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi previsti dal presente Regolamento, anche i seguenti materiali: calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato.
c. «riporto»: orizzonte stratigrafico costituito da una miscela eterogenea di materiali di origine antropica
e suolo/sottosuolo come definito nell’allegato 9 del presente Regolamento.
d. «materiale inerte di origine antropica»: i materiali di cui all’Allegato 9. Le tipologie che si riscontrano più
comunemente sono riportate in Allegato 9.
e. «suolo/sottosuolo»: il suolo è la parte più superficiale della crosta terrestre distinguibile, per
caratteristiche chimico-fisiche e contenuto di sostanze organiche, dal sottostante sottosuolo.
f. «autorità competente»: è l’autorità che autorizza la realizzazione dell’opera e, nel caso di opere
soggette a valutazione ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale, è l’autorità competente di cui
all’articolo 5, comma 1, lettera p), del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche e
integrazioni.
g. «caratterizzazione ambientale dei materiali di scavo»: attività svolta per accertare la sussistenza dei
requisiti di qualità ambientale dei materiali da scavo in conformità a quanto stabilito dagli Allegati 1 e 2;
h. «Piano di Utilizzo»: il piano di cui all’articolo 5 del presente Regolamento;
i. «ambito territoriale con fondo naturale»: porzione di territorio geograficamente individuabile in cui può
essere dimostrato per il suolo/sottosuolo che un valore superiore alle Concentrazioni Soglia di
Contaminazione (CSC) di cui alle colonne A e B della tabella 1 allegato 5 del titolo V parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche e integrazioni sia ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi del territorio stesso, alle sue caratteristiche litologiche e alle condizioni chimico-fisiche
presenti;
l. «sito»: area o porzione di territorio geograficamente definita e determinata, intesa nelle sue componenti
ambientali (suolo, sottosuolo e acque sotterranee, ivi incluso l’eventuale riporto) dove avviene lo scavo o
l’utilizzo del materiale;
m. «sito di produzione»: uno o più siti perimetrati in cui è generato il materiale da scavo;
n. «sito di destinazione»: il sito, diverso dal sito di produzione, come risultante dal Piano di Utilizzo, in cui il
materiale da scavo è utilizzato;
E’evidente che anche tali definizioni non possono essere in contrasto con quelle contenute
nella parte IV del decreto legislativo n. 152 del 2006 le quali comunque non potranno che prevalere su quelle introdotte nel decreto.
La necessità di integrare la disciplina generale dei sottoprodotti con quella specifica riguardante le terre e rocce da scavo scaturisce dal fatto di comprendere in una visione allargata della nozione di processo produttivo anche una opera di scavo.
In questo caso, mentre il prodotto ricercato con tale attività è rappresentato dallo scavo stesso, il materiale residuale sarà costituito dal materiale escavato.
Tale materiale a seconda del sito di scavo, potrà essere costituito soltanto dalla terra imposto, che potrà essere quella originaria naturale oppure costituita da materiali di riporto in funzione della storia precedente dell’area di scavo.
Proprio per tenere conto di questa situazione il decreto al punto b del comma 1 dell’art 1 ha introdotto una definizione di materiali di scavo.
L’applicazione di tale definizione, come anche delle altre contenute nel medesimo articolo, al fine di qualificare un materiale di scavo come sottoprodotto, dovrà comunque garantire il
rispetto di quanto stabilito al comma 1 dell’art. 184 bis del D.Lgs. 152/06.3
Nello specifico, la cosiddetta concentrazione media dell’intera massa, riportata nel citato punto b), indipendentemente dal suo significato oscuro, dovrà comunque garantire, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana, così come previsto al comma 1, lett. d) dell’art. 184 bis del D.Lgs. 152/06.
In questa prospettiva dovranno essere necessariamente considerate tutte le definizioni contenute nell’art.1 e le disposizioni generali contenute nell’art.4 del decreto, al fine di verificare se i materiali di risulta di uno scavo, rispettino le condizioni previste dall’articolo 184 bis, comma 1, e possano quindi essere qualificati come sottoprodotto ed essere esclusi dalla disciplina dei rifiuti o se invece siano da qualificare come rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a).
o. «sito di deposito intermedio»: il sito, diverso dal sito di produzione, come risultante dal Piano di Utilizzo di cui alla lettera h) del presente articolo, in cui il materiale da scavo è temporaneamente depositato in attesa
del suo trasferimento al sito di destinazione;
p. «normale pratica industriale»: le operazioni definite ed elencate, in via esemplificativa, nell’Allegato 3;
q. «proponente»: il soggetto che presenta il Piano di Utilizzo; r. «esecutore»: il soggetto che attua il Piano di Utilizzo.
In particolare, le disposizioni generali contenute nell’art.4 del decreto, costituiscono di fatto
una estrapolazione ed interpolazione , ma con rinvii numerosi agli allegati contenuti nel decreto stesso, delle prescrizioni generali valide per tutti i sottoprodotti, compresi i materiali di scavo, contenute nell’articolo 184 bis, comma 1, nel cui ambito dovranno comunque essere applicate.
A tal fine si farà qui di seguito un breve esame delle disposizioni generali contenute nell’art.4 del decreto inquadrandole nell’ambito delle specifiche prescrizioni contenute
nell’articolo 184 bis, comma 1, lettera a) a cui esse si riferiscono.4

Condizione lett. a), comma 1, articolo 184 bis del D.Lgs. 152/06:

a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte
integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto.

A tale condizione si riferisce quanto previsto nella disposizione di cui alla lettera a) del
punto 1 e quella del punto 2 dell’art. 4 del Decreto 10 agosto 2012 , n. 161:

a) il materiale da scavo è generato durante la realizzazione di un’opera, di cui costituisce
parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale;

2. La sussistenza delle condizioni è comprovata dal proponente tramite il Piano di Utilizzo.

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Articolo 4 Decreto 10 agosto 2012 , n. 161 (Disposizioni generali)

1. Il materiale da scavo è un sottoprodotto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera qq) del decreto
legislativo n. 152 del 2006 e successive modifiche e integrazioni, se sono soddisfatte tutte le seguenti
condizioni:
a) il materiale da scavo è generato durante la realizzazione di un’opera, di cui costituisce parte integrante, e
il cui scopo primario non è la produzione di tale materiale;
b) il materiale da scavo è utilizzato, in conformità al Piano di Utilizzo:
1) nel corso dell’esecuzione della stessa opera, nel quale è stato generato, o di un’opera diversa, per la
realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, interventi a mare, miglioramenti
fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e miglioramenti ambientali; oppure:
2) in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;
c) il materiale da scavo è idoneo ad essere utilizzato direttamente, ossia senza alcun ulteriore trattamento
diverso dalla normale pratica industriale secondo i criteri di cui all’Allegato n.3;
d) il materiale da scavo, per le modalità di utilizzo specifico di cui alla precedente lettera b), soddisfa i
requisiti di qualità ambientale di cui all’Allegato 4;
2. La sussistenza delle condizioni di cui al comma 1 del presente articolo è comprovata dal proponente
tramite il Piano di Utilizzo.
Tale condizione rappresenta di fatto l’assimilazione dei materiali di scavo con gli altri
materiali residuali di un processo produttivo che possono costituire un sottoprodotto, proprio perché i materiali di scavo in generale non sono generati da un processo produttivo ma si generano in una attività di scavo finalizzata alla realizzazione di una opera. Essi infatti in quanto tali sono rifiuti che derivano dalle attività di scavo, distinti dall’articolo 184, comma 3, lettere b) c) e d) da quelli industriali ed artigianali derivanti effettivamente da lavorazioni svolte in processi produttivi.

Condizione lett. b) articolo 184 bis, comma 1 del D.Lgs. 152/06.

b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un
successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi.

A tale condizione si riferisce quanto previsto nella disposizione di cui alla lettera b) del
punto 1 e in quella del punto 2 dell’art.4 del Decreto 10 agosto 2012 , n. 161.

b) il materiale da scavo è utilizzato, in conformità al Piano di Utilizzo:
1) nel corso dell’esecuzione della stessa opera, nel quale è stato generato, o di un’opera diversa, per la realizzazione di reinterri, riempimenti, rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, interventi a mare, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forme di ripristini e
miglioramenti ambientali; oppure:
2) in processi produttivi, in sostituzione di materiali di cava;

Il Piano di Utilizzo costituisce di fatto la garanzia preventiva che il materiale residuale dello
scavo sia successivamente utilizzato. E’ evidente che tale piano oltre a rispettare quanto previsto dal decreto dovrà comunque rispecchiare e garantire il rispetto delle prescrizioni contenute nell’articolo 184 bis, comma 1 ed il mancato rispetto comporterà che il materiale residuale sia qualificato come rifiuto ai sensi dell’articolo 183, comma 1, lettera a).

Condizione lett. c) articolo 184 bis, comma 1 del D.Lgs. 152/06.

c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore
trattamento diverso dalla normale pratica industriale.

A tale condizione si riferisce quanto previsto nella disposizione di cui alla lettera c) del
punto 1 e quella del punto 2 dell’art.4 del Decreto 10 agosto 2012 , n. 161 che apparentemente ripropone la stessa prescrizione stabilita dalla lett. c) articolo 184 bis,
comma 1:
c) il materiale da scavo è idoneo ad essere utilizzato direttamente, ossia senza alcun
ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale secondo i criteri di cui
all’Allegato n.3;
2. La sussistenza delle condizioni è comprovata dal proponente tramite il Piano di Utilizzo.

Tale somiglianza tra le due prescrizioni è però solo apparente perché quella contenuta nel
decreto rinvia a quanto contenuto nell’allegato 3, dove viene data una definizione della normale pratica industriale.
E’ evidente che quanto in esso riportato per essere valido ed efficace non potrà risultare in contrasto con quanto previsto dai BREF di settore e dalle norme UNI che definiscono i materiali che i sottoprodotti vanno a sostituire e i prodotti che da essi possono essere ottenuti ed in particolare a quanto previsto dalla Circolare 15 luglio 2005, n.5205.
Né d’altra parte quanto in esso contenuto potrà confliggere con le altre definizioni previste dalla parte IV del D.Lgs. 152/06, come già evidenziato per le definizioni contenute nell’art.1 del decreto, in particolare con quelle che definiscono i trattamenti di recupero e smaltimento di rifiuti previsti dagli allegati B e C, i quali certamente non potranno essere qualificati come trattamenti rientranti nella normale pratica industriale a meno che questa non riguardi il trattamento di rifiuti.

Condizione lett. d) articolo 184 bis, comma 1 del D.Lgs. 152/06.

d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico,
tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

A tale condizione si riferisce quanto previsto nella disposizione di cui alla lettera c) del
punto 1 e in quella del punto 2 dell’art.4 del Decreto 10 agosto 2012 , n. 161

d) il materiale da scavo, per le modalità di utilizzo specifico in conformità al Piano di
Utilizzo soddisfa i requisiti di qualità ambientale di cui all’Allegato 4.

Appare evidente la differenza tra quanto previsto dalla prescrizione della normativa statale
e quanto contenuto nel decreto che fa riferimento esclusivamente all’ambiente e non alla salute.
L’allegato 4 a cui si rinvia, fondamentalmente fa riferimento alle procedure di
caratterizzazione chimico fisiche dei materiali da qualificare come sottoprodotti.

Tali procedure pertanto da sole non sono assolutamente sufficienti a garantire che
l’impiego di un materiale residuale di scavo in sostituzione di terra o di materiale di cava non determini impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana, e che l’utilizzo
dei sottoprodotti garantisca ai prodotti da questi ottenuti i medesimi requisiti dei prodotti
ottenuti a partire dalle materie prime (in relazione alla salute e all’ambiente).
Solo la validazione e l’autorizzazione all’utilizzo del materiale di scavo in una determinata area, rilasciate dalle Amministrazioni competenti seguendo le procedure di VIA e di AIA, individuate dalla parte II del D.Lgs. 152/06, potranno essere garanzie che tale operazione non determini pregiudizio all’ambiente ed alla salute umana e sia soddisfatto quanto previsto dalla condizione di cui alla lett. d) dell’articolo 184 bis, comma 1.